La confessione di Ronaldo: "Volevo ancora l'Inter, preferirono Adriano"

Il passaggio al Milan? Il calciatore brasiliano avrebbe voluto i nerazzurri, ma le cose andarono diversamente

Il suo ritorno a San Siro non è andato un granché bene, accolto come è stato da molti fischi e insulti. Eppure Ronaldo ha ancora qualcosa da dire e lo fa in un'intervista alla Gazzetta dello Sport, desideroso di mettere in chiaro che lui, nel suo periodo italiano, non ha tradito nessuna squadra.

"Quelli che mi hanno insultato sabato per me sono una minoranza. E comunque non posso avercela più di tanto con chi non sa la verità, o ha fatto finta di non capirla". Ciò di cui parla Ronaldo è il passaggio al Milan, dopo la parentesi in Spagna, che avvenne nel 2007.

"Lo dissi chiaramente", racconta Ronaldo. Il suo futuro lo vedeva con la maglia nerazzurra. Ma aggiunge con una punta d'amarezza: "Mi tennero in ballo più di una settimana perché il mio ritorno dipendeva dalla partenza di Adriano. E alla fine scelsero Adriano".

Quella di Ronaldo non è in fondo un'accusa, tutt'altro. "Ognuno in questi casi è convinto di avere ragione, e in fondo capisco anche le ragioni di Moratti: per questo alla fine bisogna perdonarsi", racconta alla Gazzetta. E di Milano conserva un ottimo ricordo: "Nella mia carriera ho avuto tre squadre più importanti di tutte le altre: il Corinthians, l'Inter e il Real Madrid".

Commenti

COSIMODEBARI

Lun, 22/02/2016 - 15:15

Dimenticano volutamente, quindi sono in cattiva fede, che per Cuper, il mister del 5 maggio, Ronaldo era alla pari della bandierina del calcio d'angolo. E dimenticano volutamente quello che feceil Mou alla fine della partita più importante della storia dell'Inter, quella che consegnò il massimo trofeo europeo per clib, portando l'Inter nella storia del triplete. Non seguì la squadra al rietro a Milano, partì per fatti suoi, come sanno fare i padri scellerati con i figli. Il primo si è beccato almeno uno striscione con su scritto uomo di m..., l'altro con su scritto uomo d'oro. Questo, purtroppo, è il calcio italiano, quello dove i docenti di sportività non si costituiscono parte civile in un processo di scommesse calcistiche oppure chiamano un avvocato di grido per difendere un nazionale che ha sputato in mondovisione ad un avversario.