Consolazione Azzurra Restiamo in corsa per Rio

L'Italbasket batte i cechi 85-70. Prova d'orgoglio di Gallinari & C. Italia rimandata: c'è da lavorare. Gruppo ok, difesa e attacco no

Nell'Europeo che ha visto la clamorosa eliminazione in semifinale della Francia battuta dalla Spagna di Gasol (40 punti), per l'Italia ci voleva il rosolio dopo la pillola amara. Dalla notte angosciosa per la sconfitta ai supplementari contro la Lituania che ci ha lasciato ai piani bassi dell'Europeo, ecco il congedo stravincente (85-70 con fuga per la vittoria nel terzo quarto 32-17) sulla Repubblica Ceca che garantisce un posto nei tornei preolimpici dell'anno prossimo. L'Italia del basket chiude in gloria da depredata, portata all'acqua non ha bevuto nella coppa delle medaglie, la sua avventura a Villeneuve d'Ascq, un coro adatto alle partite dove se hai solo due nemici veri, Satoranski (12 p.& assist al nulla) e Vesely (26 e 12 rimbalzi), mascheri tutto il resto, felice di andare sottoritmo dopo la faticaccia della sera prima.

Funzionano i tre tenori della Nba, Bargnani (21 p.), Gallinari (15 ), Belinelli (12), sfoga contro i ceki tutta la sua rabbia l'Alessandro Gentile (15) che si è macerato sull'errore negli ultimi secondi dei tempi regolamentari contro la Lituania, un inferno che aveva già provato a Milano contro Sassari nelle semifinali scudetto. Accontentarsi di questo dolcetto dopo lo scherzetto lituano (85-95 nei supplementari partendo da 79-79 e sprecando l'ultimo attacco) che ci ha portato via la semifinale contro la Serbia di questa sera, l'approdo, secondo noi l'illusione di poterla spaventare davvero. Succede se si confondono le partite e i tiri che contano con il resto della recita, quella dove basta dire la partita è servita.

Diciamo che la presunta migliore Italia di sempre, non è così, basta e avanza in certi momenti, ieri era uno di questi, ma non contro, ad esempio, la Lituania meno forte degli ultimi 15 anni. Pensiamoci. Gli imbonitori urlano nel megafono, tutto si vende. Diciamo che ci è piaciuta l'Italia come gruppo, come squadra, mai come difesa, mai per armonia offensiva: tutto legato al talento protetto. Può andare. Ma non abbiamo certezze sulla vera qualità, come ha detto nella notte delle pillole amare un super Gallinari da quintetto europeo che si sente stanco di perdere. Un grandissimo che in carriera potrebbe non vincere mai nulla e all'Europeo ci teneva. Speriamo ci tenga anche al preolimpico conquistato ieri, l'isola di chi era naufragato ai quarti che era il risultato minimo chiesto ad Azzurra, così come alla Grecia che soltanto nell'ultimo quarto (37-29 per il 97 -90 finale) ha battuto la Lettonia.

Si parla del torneo di qualificazione per Rio che, forse, si farà a Torino, come se fosse facile, sapendo che nella giostra andranno le perdenti delle semifinali europee e qualche altra avversaria scomoda. Un solo posto per girone per andare alle Olimpiadi, nella speranza che a luglio i tenori tornino per finire l'opera incompiuta in questo europeo dove in tantissimi hanno lavorato per rendere meravigliosa l'avventura e amatissima una squadra che aveva bisogno di ritrovare una dimensione importante. In parte ci è riuscita anche se non siamo del tutto convinti che nell'esplorazione di individualità forti abbia funzionato tutto bene, certo c'è stato il partitone contro la Spagna e la partitaccia contro la Turchia. Tante facce, però una squadra, senza andare dietro a chi lodandosi si è anche affogato nel brodo, un gruppo che doveva e poteva essere finalista. Aveva tutto per poterlo fare. Del domani non esiste certezza in questo basket dove tutto cambia come dice una canzone portoghese.