Conte avvisa Galliani: "Chi vince fa storia, chi perde chiacchiera"

E difende Vucinic: "Non capisce niente chi lo accusa". "A Roma per vincere: quest'anno mai battuta la Lazio"

Quattro vittorie di fila in campionato. Quattro quinti di bis tricolore già in archivio. Più l'eliminazione dai quarti di Champions per mano del Bayern Monaco, squadrone che di qui a qualche settimana potrebbe salire sul tetto d'Europa vista l'impressione che ha destato fino a questo momento della stagione sia dentro che fuori i confini nazionali. La Juventus stasera sarà di scena all'Olimpico romano contro una Lazio decimata da infortuni (quattro) e squalifiche (tre). Squadra comunque da prendere con le molle, quella di Petkovic: nei tre precedenti giocati quest'anno - il match di andata in campionato, più le due sfide di Coppa Italia che l'hanno vista promossa in finale - ha sempre imbrigliato la Signora non venendone mai battuta. E se Marchetti ha spesso fatto miracoli, buon per lui e per l'Aquila: «Non ci sono partite impossibili, anche se credo che la Juve abbia ormai vinto lo scudetto - è il proclama del tecnico laziale -. Finora abbiamo dato sempre il cento per cento, per fare risultato contro la Juve non basterà ancora e dovremo spingerci oltre. Noi crediamo ancora di arrivare in zona Champions: ci aspetta una partita decisiva che, se vinta, ci consentirà di riposare nel modo migliore. Resto ottimista, anche se ora non dipende più solo da noi ma dalle squadre che ci precedono».

Detto questo, il calo della Lazio è sotto gli occhi di tutti: 28 gol subendone 19 nel girone di andata, 12 reti segnate e 18 prese nei 12 match successivi, con Klose che per di più non alza le braccia al cielo addirittura dal 15 dicembre. «Miro sta bene - spiega Petkovic - ma deve motivarsi e dare tutto, dimostrando che può fare la differenza». Potrebbe anche suonare come una tirata d'orecchie al tedesco ex bionico: così non sarà, ma intanto Klose è chiamato a segnare il suo primo gol laziale alla Juve e a Buffon, da lui battuto in carriera solo in occasione di un'amichevole tra Germania e Italia.

Conte, più o meno smaltita la rabbia mista a rassegnazione seguita al ko contro il Bayern, 'vede' invece il bis scudetto e non solo: i 6 punti di vantaggio rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso gli permettono di sognare anche di fare meglio della Juve 2005-06 targata Capello. Quella Juventus vinse con 91 punti, questa potrebbe issarsi a 92 se facesse bottino pieno, oltre che contro la Lazio, anche con Milan, Toro, Palermo, Atalanta, Cagliari e Sampdoria. «Non faccio calcoli, può ancora accadere tutto. Ha ragione Mazzarri, quando dice di credere ancora nello scudetto. Anche io, se fossi in lui o in Allegri, lo farei. Quel che è certo è che noi possiamo permetterci una scivolata, chi ci insegue no». Lapalissiano. E pungente, come spesso sa essere: «I calcoli e i parziali di Galliani che vedrebbero il Milan meglio di noi da un certo momento in avanti? Conta chi vince a maggio. A casa mia valgono le vittorie: chi vince scrive la storia, gli altri possono fare chiacchiere. E magari andare a leggere».

Scrivi oggi e scrivi domani, lo scudetto bis è solo da andare a prendere visto che - sogni a parte - mancano 12 punti da raggranellare in 7 partite: «La sconfitta contro il Bayern non ci ha tolto alcuna certezza. Gli obiettivi della società, ovvero qualificarsi per la Champions e tentare di rivincere lo scudetto, sono stati rispettati. Il Bayern in questo momento è una squadra devastante, bisogna capirlo. E bisogna anche capire che qui si vince e si perde da squadra. Le critiche a Vucinic? Chi dice che la Juve ha perso perché lui non ha giocato bene non capisce niente». Capitolo chiuso e sotto con la Lazio: «In stagione non l'abbiamo mai battuta, ma c'è sempre una prima volta». Quella che magari non si scorda mai.