Conte bacchetta Insigne e sponsorizza Pirlo all'Inter

"Chi non capisce l'importanza, non merita la maglia azzurra. Comincio a pensare a un'Italia senza Andrea. Ma se tornasse..."

Conte non lascia niente a galleggiare in aria. Si era capito un mese fa, nell'ultimo raduno a Coverciano, che i forfait di Berardi e Insigne non fossero piaciuti al Ct. Il primo chiese subito di rientrare alla base, mentre il napoletano mollò presto il ritiro di Coverciano per tornare a casa. Ma pochi giorni dopo con la Fiorentina in campionato fu l'uomo partita Conte tacque, voleva chiudere in banca la qualificazione agli Europei francesi, ma tutti immaginavano che la reazione sarebbe arrivata. Infatti Berardi è stato «concesso» all'Under 21 e Insigne non è stato nemmeno convocato. Ieri a Firenze Conte non ha fatto sconti: «Non credo - ha detto - che la maglia azzurra debba essere spiegata a nessuno. Chi non la capisce è inadatto e inopportuno a vestirla. Io so che cosa significhi perché ho avuto il privilegio di indossarla». Questo il primo missile lanciato in mattinata, in occasione della presentazione della nuova maglia azzurra a Palazzo Vecchio, il secondo attacco è stato sferrato a Coverciano: Voglio giocatori che sentano la maglia come una seconda pelle. Fin dall'inizio della mia avventura ho sempre detto che ci saremmo affidati al gioco e non ai singoli. Poi avevo anche parlato di moralità: avrei guardato con attenzione gli atteggiamenti dentro fuori dal campo. Ci sono giocatori che hanno capito subito. Altri che lo hanno fatto più tardi. Altri ancora che stanno cominciando adesso Non basteranno due-tre gol per farmi cambiare idea. Se vogliamo fare cose straordinarie ho bisogno di uomini straordinari». L'allenatore azzurro non ha fatto il nome di Insigne e Berardi anche se il discorso era per loro. Per aggirare l'ostacolo e per chiarire il discorso ha aggiunto: «Non faccio riferimenti Piuttosto cerchiamo aspetti positivi. Ho chiamato De Silvestri perché lo merita, lui si è rotto il ginocchio con noi. Tra l'altro quando chiamai la Sampdoria, i dirigenti erano più dispiaciuti di me Con loro rapporto splendido, ma vorrei averlo con tutti. Noi rispettiamo ogni società, ma pretendiamo rispetto. Poi Verratti, un altro come De Silvestri: ha giocato una partita decisiva per l'Italia contro l'Azerbaigian, mettendosi in discussione perché aveva un problema al polpaccio. Ha rischiato. Magari un altro al suo posto avrebbe alzato bandiera bianca per giocare invece nel proprio club». Quindi Pirlo, il tema è caldo: «C'è l'esigenza da parte mia di fare valutazioni importanti. Lo stimo tantissimo e Andrea ne è al corrente. Proprio per questo motivo però devo essere anche moto freddo nelle analisi, andrà per i 37 anni. Ora in America ci sarà la sosta, il campionato riprenderà a marzo. Devo guardarmi intorno e poter pensare anche al fatto che Pirlo possa non esserci più in Nazionale. Certo, se Pirlo tornasse in Italia io sarei molto contento perché lo vedrei sempre e si potrebbe allenare in un certo modo. Per me farebbe ancora la differenza. Il mio timore purtroppo è che la lontananza potrebbe fargli perdere tutto questo I progressi di Verratti, che tra l'altro ha caratteristiche diverse da Pirlo, non c'entrano con questa mia analisi». Poi c'è chi torna: «La convocazione di Okaka è una testimonianza che seguiamo tutti. Nell'Anderlecht sta facendo bene. Cerci aveva già fatto parte di questo gruppo, può darci alcune soluzioni. Stiamo seguendo anche Bernardeschi, calciatore molto interessante che abbina qualità a intensità». E, a proposito di Bernardeschi, il ct chiude con un cioccolatino per i viola: «Un bel campionato con tante squadre che lottano in testa. Io torno a fare i complimenti alla Fiorentina: il suo primato è uno spot per il nostro calcio»