Da Conte a Buffon, a Piqué se l'esultanza è un autogol

S arà perché «la felicità ha vita breve», come scriveva Pasolini, che un gol non è più solo un gol, ma una specie di mantra della società moderna in crisi di valori, e scatena reazioni frenetiche, bambinesche, traumatiche. Altro che il fanciullino di pascoliana memoria. Giaccherini porta avanti l'Italia nella partita vinta alla grande sul Belgio, e Zaza festeggia il vantaggio in modo allupato finendo per scontrarsi con Conte, anche lui morso dalla tarantola, e procurargli una ferita al naso. Ai medici federali non era mai capitato di entrare in scena per eccesso di esultanza. Intanto Giaccherinho, centrocampista talentuoso del Bologna, in prestito dal Sunderland, uno dei pochissimi a giocare senza milza, si tuffava fra le braccia dei panchinari come un rugbista a una spanna dalla meta. Cosa dire poi di Buffon caduto rovinosamente sul prato dopo essersi aggrappato alla traversa in segno di gioia? «Sana pazzia» ha risposto il 38enne portierone alla compagna Ilaria D'Amico che, in diretta Sky, gli chiedeva conto e ragione di quella bischerata. Per fortuna la papera, diventata virale sul web, è arrivata al fischio finale. Per fortuna non gli ha procurato danni alla fragile schiena. E ancora. Il gol è appuntamento abituale nel tiki-taka della Spagna campione in carica. Eppure le furie rosse hanno rischiato di sodomizzare Piqué che nel finale aveva regalato la vittoria ai compagni sulla Repubblica Ceca.

Fuori dall'Europeo è successo di peggio. Il giovane indiano Biaksangzuala, dopo aver segnato un gol in un campionato minore del suo paese, ebbe la malaugurata idea di celebrare l'impresa con una serie di capriole, l'ultima delle quali fatale. L'argentino Martin Palermo, al tempo in cui giocava nel Villarreal, fu travolto dai fin troppo affettuosi tifosi che gli procurarono la frattura di tibia e perone. Il suo connazionale Espindola si procurò una dolorosa distorsione alla caviglia dopo aver segnato una rete, fra l'altro annullata, con la maglia dei Los Angeles Galaxi. Un gol costò l'amputazione d'un dito della mano a Diogo del Servette che rimase incastrato con l'anello nella rete di recinzione. Sergio Garçia ci rimise un ginocchio per far festa con una scivolata mal riuscita alla Ronaldo: bisogna essere campioni anche in questo. E Candreva, per chiudere, dovette lasciare il campo dopo aver fatto festa in modo fantozziano in una partita con il Palermo: prima scivolando sul cemento e poi sbattendo contro la cancellata. In azzurro festeggi in modo più tradizionale. A Gigi Riva non sarebbe mai successo.