Conte: "Finalmente la mia verità"

L'allenatore della Juventus, accusato dal calciatore "pentito" Filippo Carobbio, è stato sentito dalla Procura federale che indaga sul calcioscommesse

Quattro ore di partita per evitare una macchia indelebile sulla carriera e scacciare i fantasmi. Non si è fatto mancare nulla Antonio Conte davanti agli 007 della Procura Federale. Riscaldamento, partita, supplementari, rigori e terzo tempo. È stata un'audizione all'insegna della serenità, nella quale non si sarebbe parlato di patteggiamento per ora, eventualità che nei giorni scorsi non è stata scartata neppure dagli stessi avvocati dell'allenatore bianconero. Che all'uscita è apparso sereno come all'arrivo, nel primo pomeriggio. «Sono contento, ho chiarito tutto e sono totalmente soddisfatto. Finalmente ho potuto raccontare la verità», ha detto fuori dagli uffici di via Po, a Roma. «Ora torno in Valle d'Aosta a fare ciò che mi riesce meglio: vincere e fare l'allenatore», ha aggiunto prima di volare in ritiro con un aereo privato.
La strategia difensiva messa a punto dai legali di Conte ha provato a smontare l'accusa di Filippo Carobbio secondo cui l'allenatore della Juventus, all'epoca dei fatti alla guida del Siena, era a conoscenza dell'accordo per il 2-2 di Siena-Novara del primo maggio 2011 («Lo stesso Conte ci rappresentò che potevamo stare tranquilli in quanto avevamo raggiunto l'accordo con il Novara per il pareggio») e della combine per Albinoleffe-Siena 1-0 del 29 maggio 2011 («Fummo tutti d'accordo, squadra e allenatore di lasciare il risultato all'AlbinoLeffe»).

Conte e gli avvocati De Rensis, Briamonte e Chiappero non si sarebbero limitati a rispondere alle domande, ma è logico supporre che abbiano presentato anche delle controdeduzioni frutto del lavoro iniziato fin dalle ore successive alla perquisizione della casa di Conte del 28 maggio. A partire dal dossier firmato da quindici giocatori di quel Siena che negano il racconto di Carobbio in particolare su Novara-Siena. Ieri avrebbero negato tutto anche i bianconeri toscani Marcelo Paez Larrondo e Alessio Sestu, ascoltati in mattinata prima di Conte. Agli investigatori di Palazzi sarebbero state evidenziate le versioni contrastanti tra i principali pentiti (Gervasoni e, appunto, Carobbio), oltre a una serie di contraddizioni dell'ex giocatore senese, che sarebbero emerse, secondo i legali di Conte, dai verbali degli interrogatori sia al pm di Cremona Di Martino che alla procura della Figc. E per rendere ancor meno credibile Carobbio, sarebbe stata sottolineata l'acredine maturata per i rapporti critici tra le rispettive consorti, causa i mancati permessi al giocatore per stare vicino alla moglie partoriente. Carobbio, su questo aspetto, ieri ha ironizzato: «Può essere una difesa logica? Io sono sereno».

Anche Conte si è detto sereno. Probabilmente ritiene di essere riuscito a convincere gli uomini della procura federale. Perché la giustizia sportiva al contrario di quella ordinaria prevede che sia l'accusato a dover cercare di discolparsi, altrimenti sono guai. Nel caso dell'allenatore della Juve il rischio minore è il deferimento per omessa denuncia con una squalifica ridotta. Se invece Palazzi dovesse paventare l'illecito sportivo, si parlerebbe di una sanzione superiore ai tre anni. Conte vuole continuare a guidare la Juve senza ombre anche se i tifosi da Chatillon a Roma non hanno dubbi: fiducia a lui anche in caso di squalifica. E stamattina arriva in ritiro il presidente Andrea Agnelli. Occasione per incontrare la squadra e anche per ribadire che non c'è un piano B: si vuole continuare insieme.