Conte non ci sta «Juve, sei più debole Vorrei 100 milioni...»

Torino Il Conte che non ti aspetti. O forse sì. Perché, appena può accendersi, il tecnico leccese non si fa pregare. Pane al pane e vino al vino, con tanti saluti alle frasi di circostanza. Così, alla vigilia della partita casalinga contro la Lazio (stadio non esaurito in prevendita: strano ma vero), tiene banco il mercato. E la cessione di Matri (29 gol in 83 presenze con la Juve) al Milan, evidentemente non gradita così come non lo era stata quella di Giaccherini al Sunderland: se è vero che allenatore e dirigenza viaggiano d'amore e d'accordo, come minimo ci sono da registrare alcune turbolenze.
Legittimate da esigenze di bilancio, come ha confermato lo stesso Conte: certo però da non sottovalutare. «É stata una rinuncia dolorosa. La sua uscita non era prevista, così come quella di Giaccherini. Perdiamo due elementi importanti: il nostro miglior attaccante degli ultimi due anni e un giocatore della Nazionale Matri andrà davvero a rinforzare il Milan, mentre la Juve si è indebolita: chi dice che il divario tra noi e le avversarie è aumentato mi lascia perplesso. Accetto questa situazione, anche se non l'ho avallata: semmai, ho subìto alcune decisioni».
Serve essere più chiari ancora? Forse sì. E quindi, se Marotta ritiene che spendere non sia sempre garanzia di successo, sostenendo di potere giocarsela alla pari con il Real Madrid, il Pilota della macchina bianconera rilancia spiegando che «per una volta mi piacerebbe agire dall'altra parte e potere spendere 100 milioni per un giocatore. Quelle del direttore sono state parole di circostanza, è inutile prenderci in giro: loro hanno un carrarmato, noi un'automobile».
Che poi questo sia un argomento utile a motivare ancor più i suoi uomini è un altro discorso: la scocciatura è evidente, pur sapendo che «l'attualità economica del nostro paese coinvolge un po' tutti anche nel calcio, con l'eccezione del Napoli: noi dovevamo rientrare dei 20 milioni spesi per Tevez, Llorente e Ogbonna e lo stiamo facendo. La società conosce il mio pensiero, sia sulle entrate che sulle uscite. Non siamo i padroni del mercato, semmai oggi lo subiamo. Dobbiamo confrontarci con squadre che hanno potuto spendere molto più di noi e sappiamo che, in situazioni di ristrettezza economica, le ciambelle possono uscire senza il buco. Faremo comunque del nostro meglio, ma spero che un giorno il club mi dica che ci sono 40-50 milioni da spendere». Magari succederà, magari no. Nel frattempo, non è nemmeno certa la conferma di Quagliarella: West Ham e Arsenal sono alla finestra ma, se dovesse partire pure lui, la Juve darà l'assalto a Ibarbo o Biabiany più che a Nani, il quale pare adesso vicino a rinnovare con lo United. «Cinque attaccanti mi servono», ha bofonchiato Conte.
Stasera, comunque, la Lazio. Che non vince a Torino dal 2002 (Buffon unico superstite da allora) e il cui successo veniva quotato ieri a 8,5: «Esagerato - ha tagliato corto Conte - visto che ci ha sempre fatto soffrire». Per la serie: il 4-0 della Supercoppa datata 18 agosto conta poco o nulla. «Quel giorno abbiamo sfigurato nel risultato - è il parere di Petkovic - e in quei venti minuti in cui abbiamo perso tutta l'autostima. Ma abbiamo giocato a viso aperto contro un avversario fortissimo. Non cerco rivincite: affronteremo la Juve con sacrificio, umiltà e soprattutto orgoglio. Voglio una squadra di operai che sappia portare qualità e voglia agire, anziché reagire».
Anche per la Lazio, è comunque tempo di mercato: Burak Yilmaz, attaccante del Galatasaray prossimo avversario juventino in Champions, rimane obiettivo prioritario, anche se va registrata una decisa frenata.