Conte pensa solo a Vucinic Matri e Quaglia guardano

La Juve insiste su Marchisio a sostegno del montenegrino attaccante unico. Il Milan punta su Pazzini per agguantare la Champions. E l'ipotesi Ibra...

Il Pazzo giocherà, più o meno per forza di cose vista l'assenza di Balotelli. I precari dell'attacco bianconero ancora non lo sanno, invece. Perché Antonio Conte potrebbe essersi innamorato del 3-5-1-1 visto contro la Lazio: Marchisio finto attaccante e comunque di supporto a Vucinic, dietro di lui Vidal, Pirlo e Pogba. Sarebbe stata la Juve da schierare a Monaco contro il Bayern, se il montenegrino non avesse avuto la febbre. Alessandro Matri e Fabio Quagliarella rimarrebbero insomma a guardare, dopo essersi spartiti quasi tutte le ultime presenze da titolare anche a causa dell'infortunio di Giovinco il quale rimane abbastanza misteriosamente, nonostante il rendimento non sempre al top, l'attaccante bianconero con più minuti trascorsi sul terreno di gioco.

Risultati alla mano, Conte ha avuto evidentemente tutte le ragioni del mondo a gestire i suoi attaccanti così come ha fatto, pur se i numeri dei «precari del gol» non sono mica da buttare via: Matri (8 volte titolare finora in campionato) ha segnato sette reti in 843' ovvero buttandola dentro di media ogni 120', Quagliarella (schierato dall'inizio 11 volte) ha fatto praticamente altrettanto realizzando 8 gol in 948'. Pazzini, tanto per gradire, è stato 14 volte titolare e gioito personalmente ogni 107' (13 reti in 1395'): siamo su quel livello, insomma. Non all'altezza di SuperMario (più o meno ogni 100', tirando però 3 rigori), ma comunque difendendosi discretamente: «Qualche merito ce l'avremo pure noi o no?», scherzava Matri qualche giorno fa: certo che sì, ma resta il fatto che Conte è il primo a cercare soluzioni alternative e ad avere chiesto alla società di muoversi soprattutto sul mercato degli attaccanti di qui a poche settimane. «Questo benedetto top player, possibile che non si pensi ad altro?», si era chiesto ancora Matri, autore peraltro del gol scudetto dell'anno scorso permettendo alla Juve di pareggiare a San Siro contro i rossoneri nel match del gol-non gol di Muntari.

Quest'anno il match, vista la classifica, avrà un valore relativo per la Signora ma fondamentale per il Milan: «Valiamo la Juve - ha detto ieri Galliani in visita alla Gazzetta -. Da 24 giornate abbiamo gli stessi loro punti: non siamo inferiori. Sono convinto che, se ripartissimo l'anno prossimo con le stesse formazioni, non subiremmo 15 punti di distacco nelle prime 8 giornate. Aggiungo che nelle ultime cinque stagioni siamo la squadra che ha fatto più punti: ci fosse un ranking, come in Uefa, saremmo primi». Siccome però la storia si fa in modo diverso, Buffon e compagni sono a un passo dal bis tricolore e il Milan non è ancora certo di partecipare alla prossima Champions nonostante nel 2013 abbia collezionato due punti in più dei campioni d'Italia (32 contro 30): per questo domani i rossoneri saranno chiamati all'exploit, provando a diventare la quarta squadra a violare lo Stadium dopo Inter, Sampdoria e Bayern Monaco. Per sognare la Champions, però, urgono altri piedi buoni e l'ipotesi Ibrahimovic continua a scaldare alcuni cuori: «Pare cerchi casa a Milano…», ha detto ieri John Elkann immaginando forse lo svedese pendolare tra la Mole e il Duomo. «Non sarei infastidito se andasse a Torino - ha chiuso Galliani -. Ci è spiaciuto cederlo, ma il suo ingaggio non rientra più nei parametri del Milan. Non so se è lo stesso per quelli della Juve». In teoria no: in pratica, chissà.