Conte in piazza, tra famiglie, foto e autografi

Freddezza: possibile e forse probabile. Contestazione: quasi sicuramente no. Torino e lo Stadium si apprestano ad accogliere la Nazionale e Antonio Conte senza esagerare né in un senso né nell'altro. Se tutto andrà come pare, vincerà lo stile sabaudo: profilo basso e amici (più o meno) come prima. Del resto scenderà in campo l'Italia e si sa che in queste occasioni i rappresentanti del tifo più caldo rimangono a casa: senza ultras, insomma, viene difficile immaginare una contestazione ad personam da parte di chi già non esagera di suo con le manifestazioni di giubilo e/o riprovazione. Ieri peraltro si è già avuto un assaggio di quel che potrebbe accadere allo Stadium: l'Italia, alloggiata nel centralissimo “Principi di Piemonte“ a due passi dal “concept bar“ del fratello Daniele, è stata accolta in maniera soft da famiglie e ragazzini, nessuno ha ecceduto e Conte ha potuto anche fare quattro passi in centro, in una zona che ovviamente conosce benissimo. Poi, tutti sul pullman e via all'Olimpico per il previsto allenamento. «Conte rimane una bandiera bianconera - la convinzione di Dino Zoff -. Riceverà gli applausi che merita“.

Si vedrà. Ma, al di là del malumori che si continuano a leggere sui forum e sui social, nulla di particolare dovrebbe accadere allo Stadium. Dove i tifosi bianconeri dovranno anche fare i conti con una grafica per la prima volta non juventina: dettaglio non da poco già in assoluto, ancor più visto il clima di questi giorni e la recente sentenza della Cassazione su calciopoli. Diventando la “casa“ della Figc, lo Stadium sarà inoltre privato dai richiami al numero degli scudetti vinti sul campo dalla Juventus: i “32“ sparsi ovunque per l'impianto saranno in qualche modo coperti. Sarà poi curioso verificare se, per la prima volta dopoanni in una partita casalinga degli azzurri, non ci saranno pubblicità legate alla Fiat: la società mista Infront-Il Sole 24 Ore, subentrata recentemente a Rcs nel ruolo di advisor pubblicitario della Federazione, si è vista infatti presentare un'offerta decisamente al ribasso dal gruppo torinese. «Abbiamo di conseguenza deciso di accentuare la nostra vocazione a trovare accordi all'estero - spiega Marco Bogarelli, presidente di Infront Italia -. È intuitivo che aziende con possibilità di usare in tutto il mondo un marchio come quello azzurro abbiano capacità di spesa superiore: in questo senso, Toyota o Volkswagen sono marchi più globali di Fiat». Prima o poi, magari John Elkann replicherà.