Conte scatena la Signora ma deve chiudere la porta

Juve senza paura: un po' banale se Conte voleva far colpo. Meglio quell'altra ipotesi, anzi la battuta meglio riuscita della vigilia: «Mezza Italia tiferà contro la Juve. Così come mezzo Portogallo tiferà per la Juve, perchè il Benfica è la Juve del Portogallo». Primo maggio festa dei lavoratori ma non per la Signora: avrà un bel da faticare. Conte non può più insegnare nulla: non tattiche, non modo di giocarsela, non c'è più tempo. Dunque si rifugia nelle mourinhate. Non che Mou abbia fatto scuola, altri prima di lui usavano gli stessi metodi, ma per Conte può essere un maestro. La Juve chiama la teoria dell'accerchiamento, lo Juventus stadium un fortino contro tutti i nemici. Il Benfica dovrà essere stordito sul campo e dalle tribune. «Lo Stadium spirerà forte alle nostre spalle e scenderà in campo con noi». Spirerà il vento del tifo, della speranza e del credo. Poi serviranno i gol, anche uno soltanto, ma senza prenderne alcuno. La Juve ricomincia da un risultato pieno di tranelli: 2-1 come un'illusione se non sei bravo a ribaltarlo immediatamente. L'ultima Juve soffre di divagazioni difensive, gli assaltori del Benfica potrebbero far danni come all'andata. Se c'è riuscito il Sassuolo.... Finora la Juve ha subito solo quattro reti in Europa League, ma due a Torino. In Europa la porta dello Stadium non è mai stata chiusa con il lucchetto. Se la Juve cancellerà tutti i precedenti in una serata sola, sarà la miglior via verso la finale. Ci vorranno gol e Conte si affiderà a Carlitos Tevez che, però, rischia un altro pericolo: è già in diffida. Sarebbe una beffa perdere la finale per un cartellino giallo. Llorente dovrebbe fargli compagnia, ma resta il dubbio Giovinco: in altri tempi l'alternativa non si sarebbe posta. Qui è una questione di filosofia del pallone: meglio la reincarnazione di John Charles o una formica fastidiosa? Il calcio avrebbe già la risposta, ma la tattica fa miracoli. Il Benfica è già più lineare: in panchina il deludente Cardozo dell'andata, in campo Gaitan, Lima e Rodrigo.
Sfida per una finale: la Juve non ne vede traccia da 11 anni (quella persa con il Milan in Champions), il Benfica l'ha giocata e persa l'anno passato: proprio Europa league. Per onor di cronaca, la Signora non vince una finale (coppa dei Campioni) dal 1996. La Juve sembra un po' stanca, il Benfica sa alzare e abbassare il ritmo a piacimento. In una vigilia vale tutto e i portoghesi ci hanno provato diffondendo un po' di veleno. «La lamentela preventiva», ribattezzata da Conte. Il giornale A Bola, simil nostra Gazzetta dello Sport, ha allungato dubbi sull'Uefa quando la Juve ha posto all'attenzione europea la gomitata di Enzo Perez a Chiellini. A Nyon hanno deciso di archiviare il caso e tutti zitti. Nemmeno per sogno, i portoghesi non hanno il mito del fair play e allora il vicepresidente del Benfica, Silvio Cervan, ha attaccato Platini, ex che solleva sensi unici: «Non ho dubbi che alla Uefa, anche per interessi commerciali, piacerebbe che la Juventus fosse in finale. Ci sono molte cose in gioco. Il calcio è bello se si gioca solo dentro il campo. Sennò non vale più la pena credere nella sua bellezza». Allegria e viva lo sport!
Meglio pensare che stasera vincerà la più forte che, ad occhio, potrebbe essere la Juve. Però mai fidarsi troppo: la Champions insegna. Conte ha messo in preventivo una sofferenza che durerà 95 minuti. «Dobbiamo essere bravi nell'attaccare ma soprattutto nell'evitare il loro contropiede». Ricetta perfetta, che la gente bianconera dovrà supportare con un gran gioco sulle fasce non sempre ad alto potenziale per 90 minuti. Il tecnico ha ripetuto, con studiata noncuranza, che la Juve non meritava di perdere all'andata. «Abbiamo giocato un'ottima partita, sconfitta ingiusta, nel secondo tempo c'era solo la Juve in campo». Sarà pur vero, ma quei due gol sono un atto di accusa, una sorta di maledizione sulla credibilità di una difesa e sulla possibilità di passare il turno. Basta ribaltare le impressioni degli altri. Ovviamente non quelle di chi ha visto un incontro con altri occhi. «La prossima partita è sempre quella della vita», così Conte ha aggiunto quel pizzico di drammaticità per stringere tutti intorno ad una bandiera. Stavolta potrebbe averci azzeccato. La Juve non può permettersi di toppare all'ultimo scalino e il Benfica ha sempre segnato e vinto in trasferta. Tevez pensaci tu.