Conte sveglia la Juve «Di presunzione si può anche morire»

Torino La parola magica è «pazienza». Cui fa da contraltare «presunzione». La stagione della Juventus è tutta qui: diciannove lettere che a modo loro la separano dalla Champions League. Altre otto, quelle che compongono la parola «scudetto», dovrebbero bastare e avanzare per rendere felice un popolo di quattordici milioni di tifosi sparsi per la Penisola: siccome però la vittoria (inattesa) dell'anno passato ha portato, oltre all'entusiasmo del momento, anche un po' di supponenza, Antonio Conte richiama tutti all'ordine. Non è la prima volta che lo fa, non sarà l'ultima: «Se qualcuno pensa che le vittorie si costruiscano dall'oggi al domani, vuol dire che costui non ha mai vinto nulla in vita sua. Ci vuole pazienza, perché l'anno passato abbiamo dato vita a un miracolo calcistico e adesso ci stiamo ripetendo». E a chi si mostra ancora troppo abbacchiato per il capitombolo di Monaco, Conte spiega che «la presunzione uccide. In ogni percorso di crescita ci sono cadute e intoppi. Io ho ancora tanto entusiasmo nell'allenare questa squadra e nel cercare di vincere il secondo scudetto di fila: se qualcun altro non ce l'ha, è meglio che si guardi indietro e ricordi da dove siamo partiti. Non è comunque un problema mio: fino a quando avrò la voglia di questi giorni, non riterrò concluso il mio compito alla Juve. Quando non sarà più così, magari tra qualche anno, valuterò».
Messaggio lanciato, precisando poi ancora una volta che «con la società c'è massima identità di vedute. Vogliamo crescere tutti insieme e, finché ci guadagneremo l'accesso alla Champions, una stagione non sarà mai fallimentare perché avremo portato a casa denaro utile per la solidità della Juventus».
Intanto mercoledì prossimo, nel ritorno del match contro il Bayern, altri 2,5 milioni di euro si aggiungeranno agli oltre 30 messi in cassa finora grazie alle scorribande nell'Europa che conta: bilancio insomma quasi risanato, addirittura in anticipo sui tempi e nonostante alcuni investimenti sul mercato non proprio azzeccati.
Oggi, comunque sia, tocca al Pescara (6-1 all'andata, tripletta di Quagliarella) fare da vittima sacrificale nel più classico dei testacoda: «Voglio che la mia squadra abbia la bava alla bocca e sono convinto che sarà così - ha detto Conte -. Abbiamo un obiettivo reale a portata di mano: dobbiamo pensare solo a quello, non a scenari irreali. Il Bayern viene dopo il Pescara, punto e basta». Zero cali di tensione, zero possibilità che qualcuno chieda un turno di riposo contro gli abruzzesi «perché allora sarebbe stanco anche per mercoledì. Le scelte le farò io, valutando chi più di altri ha bisogno di fare un lavoro specifico e non solo di giocare».
Intanto, Buffon andrà in panchina: «Era già influenzato dopo l'Inter - spiega Conte - e, con Storari che mi dà ampie garanzie, Gigi starà seduto». Non un pre-pensionamento che dia ragione a Beckenbauer, ma una cautela (anche per la schiena) sì. Per il resto, squalificati Barzagli e Chiellini, in difesa ci saranno Marrone e Peluso. Pogba e Giaccherini potrebbero poi dare un turno di riposo a Pirlo e Marchisio, mentre in attacco siamo al solito cubo di Rubik: immaginare Giovinco titolare non è un azzardo, il resto sì. Unica certezza: non cisarà Anelka (24 minuti giocati finora: 5 a Glasgow e 19 a Roma contro i giallorossi, lo scorso 16 febbraio), già spedito in tribuna a Monaco «per scelta tecnica. Nessuno scandalo, però: ci è andato anche Giaccherini, che è un nazionale e che ha il solo torto di avere un cognome proletario». Questa volta il francese ha dovuto lasciare anzi tempo il ritiro per problemi famigliari. Nobiltà o meno, comunque, così è da quasi due anni e così sarà fino a quando Conte guiderà la baracca.