Conte unico profeta in patria del pallone

E' una Juventus mai vista con una firma inimitabile in Europa. Una Signora a immagine e somiglianza di Antonio Conte, l'unico profeta in patria tra i grandi campionati continentali. Infatti è il solo allenatore ad essere in testa nel Paese in cui è nato. Non solo, addirittura negli altri tornei i tecnici stranieri occupano almeno le prime tre posizioni. In Bundesliga lo spagnolo Guardiola col Bayern Monaco mette in fila il finlandese Hyypia del Bayer Leverkusen e lo svizzero Favre del Borussia Mönchengladbach. In Spagna, la Liga è una questione tra gli argentini Martino e Simeone, rispettivamente Barcellona e Atletico Madrid, e l'italiano Carlo Ancelotti con il Real. In Premier League parla francese la capolista Arsenal con Wenger, insidiata dal Chelsea made in Portogallo di Mourinho e dal City del cileno Pellegrini. Per trovare un campionato dominato da un allenatore autoctono bisogna andare in Francia dove Blanc vola con il Psg (occhio però al Monaco di Claudio Ranieri).
Quindi nel calcio globalizzato delle panchine Conte recita da profeta in patria, nonostante le sirene dei grandi club europei, e sta costruendo il tris scudetto con una cavalcata storica. Mai la Juventus dopo venti giornate aveva collezionato la bellezza di 55 punti, superato anche lo squadrone di Capello (53 punti), cancellato solamente da Calciopoli. Una vittoria in più, 18 a 17, per i “contiani“. Il tutto costruito sulla formidabile striscia di dodici successi consecutivi e su un attacco clamoroso: cinquanta gol è il record negli ultimi 54 anni bianconeri (quattro poker e un tris nelle ultime cinque gare).
La mano di Conte si vede e si sente: l'ultima intuizione è Marchisio alter ego di Andrea Pirlo. Il principino che ieri ha festeggiato 28 anni, è stato reiventato nel ruolo di regista. L'allenatore ci aveva provato anche con Pogba e Vidal, ma alla fine è stato convinto dall'azzurro e a Paul e Arturo ha preferito chiedere di continuare a segnare. Il cileno è già in doppia cifra, dieci reti, dopo la doppietta alla Sampdoria, mentre il talento francese è a quota sei centri. Una mediana da 20 gol (aggiungendo i 3 di Pirlo e l'unico di Marchisio) è la vera differenza con il resto del torneo.
A insidiare il trono di Conte, guarda caso, due stranieri, Garcia e Benitez. Tenuti a distanza di sicurezza, ma il tecnico bianconero non abbassa la guardia. Non tanto perché le altre si stanno rinforzando e il mercato è in attesa: se parte Vucinic, Diamanti e Nani le opzioni di Marotta.
Le preoccupazioni di Conte sono soprattutto per colpa di un calendario “pazzesco” per la capolista, copyright di Conte. In trasferta Lazio, sabato prossimo, Milan, Napoli e Roma. In più l'incognita Europa League e forse della Coppa Italia che obbligherebbe a giocare ogni tre giorni.
E domani all'Olimpico, proprio contro i giallorossi di Garcia, la Juve si gioca i quarti della coppa nazionale. E si può fare un parallelo. Due stagioni fa la Juve si giocò col Milan l'accesso alla semifinale, Allegri uscì, rischiò i titolarissimi rossoneri, Thiago Silva giocò 120, finì malconcio e la gara dopo si fece male (ko determinante nella volata tricolore, poi vinta dai bianconeri). Conte non vuole ripetere lo stesso errore e domani all'Olimpico cambierà qualcosa sicuramente in attacco. Tra gli altri l'unico sicuro titolare è Chiellini, squalificato con la Lazio. Turnover, ma senza scuse: «Una cosa sia chiara, vogliamo passare», il monito di Conte. Ribadito dal presidente Andrea Agnelli e da Pavel Nedved ieri a Vinovo. La coppa nazionale è un obiettivo, non potrebbe essere altrimenti per Conte il profeta in patria.