Contro i russi niente da fare per gli azzurri

Finale stregata. Troppo forti gli uomini dell'Est Italia seconda come due anni fa con la Serbia

Copenaghen è la capitale delle fiabe di Andersen, di Azzurro manca giusto il principe. La Russia si aggiudica la finale degli Europei, continua il filotto di successi dal 2011, in cui a livello internazionale ha perso solo una World league. L'Italia resta d'argento come due anni fa, con la Serbia vinse il primo set, in Danimarca si prende il terzo, ma era impossibile sconfiggere la fisicità dei rossi dell'Est. Il loro vice allenatore è padovano, Sergio Busato, già coach in seconda in Veneto. Il ct Mauro Berruto voleva regalare un sorriso al Paese in crisi economica e politica, se la prende molto nel secondo set perché va via la luce. L'impianto ospita il calcio, è stato preparato in tre giorni, fa freddo, sul più bello quelle sospensioni inattese interrompono l'adrenalina azzurra, ma la montagna Russia era troppo ardua da scalare.

Azzurra perde il primo set per la sesta gara di fila. Il secondo appare subito compromesso, da studioso del comportamento umano Berruto vede alcuni occhi bassi, sulle diagonali di Sivozhelez. Fa uscire la cresta di Zaytsev per l'acciaccato Savani, i giovani riportano sotto (18-17), proprio il capitano è murato in testa e la Russia torna a +3. Spreca i contrattacchi chiave sempre Cristian Savani, unico superstite dell'oro romano nel 2005: manda fuori il 21 pari, è murato a tre, infine in campo. Il terzo parziale sembra un pro forma, invece l'Italia avanza sull'11-8 con i muri di Birarelli e la potenza di Luca Vettori, 22enne parmigiano mai titolare in A1, al pari del centrale Beretta. La reazione dei rossi è condotta dal più imponente, Dmitriy Muserskiy, mette paura con quei deltoidi che affiorano dalla maglia. È un buttafuori mancato. Si viaggia sulla parità, Vettori la spezza con il break del 17-19 e poi con la bordata del 20-23. È sbocciato un campione, sarà il volto del nostro volley, timido fuori quanto sfrontato in campo. Gli azzurri si sbattono anche nel quarto, ma dal 10-6 restano dietro. Manca la battuta, neanche il ritorno di Zaytsev per lo stanco Vettori porta al tiebreak.

Era la 10ª finale continentale per l'Italia, 6 si erano tinte d'oro, 2 con Velasco, le ultime 2 con Montali. Resta il piacere della qualificazione al mondiale di Polonia 2014, nel suo paese di origine e dove sta giocando magari tornerà l'opposto Michal Lasko, avrà 33 anni. Questa squadra può tornare sul podio iridato, manca dal '98 quando inanellò i tre titoli. In fondo conquista già così, a partire dalla guida. Berruto ha parecchio in comune con Cesare Prandelli, è quasi un filosofo, molto religioso e non vince. Per entrambi è troppo difficile, il ct del calcio è arrivato in finale europea e in semifinale di Confederations Cup, questa Italia a due argenti continentali, al bronzo olimpico e in World league, al quarto posto in coppa del mondo. Da allenatori non hanno trofei in bacheca, in senso assoluto, Pianigiani nel basket ha messo i 6 scudetti di fila con Siena ma con la nazionale è lontano dalle medaglie perché la concorrenza è spietata. Alle donne del volley era andata meglio, con il mondiale vinto da Bonitta nel 2002, due europei e due coppe del mondo con Barbolini e la grand champions cup. Berruto è lì, fra i migliori ct, magari non a livello di Velasco e Montali, eppure non commetterà il loro errore di avventurarsi nel calcio. Lo ama tanto, ieri ha perso due volte, perché il gol di Pogba gli ha mandato il pranzo di traverso. «Per chiunque la squadra del cuore è speciale - racconta -, il Toro è un'altra cosa. Impossibile da spiegare. Chi lo tifa lo capisce benissimo, con gli altri rinuncio».

Ecco, per il volley è uguale. È fede, vita. E allora anche l'argento diventa aureo.