Contro questa Corea mancava proprio l'Italia O almeno Ibrahimovic

Quanti rimpianti davanti a un misero 1-0 Per noi e per l'assurda esclusione di Zlatan

Ieri, poco dopo l'ora canonica del pranzo, abbiamo rosicato in molti. Rosicato nel senso letterale vuol dire rodersi per la rabbia, la gelosia o l'invidia. Già perché a Nizhny Novgorod, città della Russia centrale, rasa al suolo dai tedeschi e poi ricostruita dai sovietici che la trasformarono nella capitale dell'auto, potevamo e dovevamo esserci noi. Con la Nazionale dello sciagurato Ventura che ha impiegato tutti i mesi precedenti allo spareggio con la Svezia a ripetere lo slogan «saremo la sorpresa del mondiale». Che brutta sorpresa, verrebbe da chiosare. «Abbiamo fatto di tutto per non esserci»: spietata ma chirurgica l'analisi di Fabio Capello che ieri ha festeggiato i suoi splendidi 72 anni partecipando al nostro rosicare. Per un paio d'ore siamo diventati fan della Corea del Sud che pure qualche dolorino lancinante provocò a Trap e alla sua Nazionale nel lontano Mondiale del 2002 complice l'arbitro Moreno. Così ci siamo ritrovati a maledire Son, che pure nel Tottenham ricopre il ruolo di autentico guastatore e abbiamo solo ammirato i balzi straordinari di Cho, il terzo portiere che si è presentato con quella chioma pittoresca, un po' bionda un po' rossa, che non gli ha impedito di parare parecchio tranne il rigore decisivo marcato da uno dei nostri. Già proprio lui, Andreas Granqvist, difensore retrò, un passato col Genoa, capace d'imporsi col fisico e con poco altro ancora, dotato di un elementare piattone destro col quale ha calciato il rigore decisivo della sfida.

È vero la Svezia ha sprecato quel che sembrava impossibile sbagliare con Berg e in quel preciso istante il pensiero è andato a Zlatan Ibrahimovic, altro esponente del club, costretto ad assistere dalla tribuna al Mondiale e a farsi vedere in uno spot pubblicitario. Ha chiosato un amico: in quella occasione Ibra ne avrebbe fatti due di gol. Vero. A dimostrazione che persino dalle parti di Stoccolma c'è il virus del pregiudizio che ha colpito l'unico fuoriclasse di quel calcio. Con una gamba sola Ibra avrebbe trascinato la Svezia molto più lontano del piattone di Granqvist. E visto che le vicende di Svezia-Corea del Sud ci hanno portato indietro con le lancette dell'orologio c'è ancora da maledire il giorno in cui nessuno del club Italia, né Tavecchio, né Ulivieri, né Oriali, ha trovato il coraggio per suggerire a Ventura di reclutare Mario Balotelli per lo spareggio di San Siro. Sarebbe forse bastata quella semplice mossa, Balotelli al posto di Gabbiadini, per ritrovarsi a quest'ora con 3 punti in classifica nel girone della Svezia, aspettando la Germania con tutto quello che sarebbe potuto accadere. «Invece, pur avendo la maggioranza dei voti, io mi sono dimesso dopo la Svezia», l'ultimo rimorso tradito da Carlo Tavecchio, l'unico a pagare l'apocalisse azzurra. Anche lui, ieri, ha rosicato abbastanza.