La Coppa compie 50 anni ma si comporta come una adolescente

Al contrario di altri sport non è diventata grande Regole confuse, caos sponsor e se ci si fa male...

Cinquant'anni e non sentirli. E non solo perché lo sci mantiene giovani, ma forse perché non è mai cresciuto davvero e i suoi ragazzi restano, spesso per volontà altrui, dei serissimi professionisti, agganciati ad un mondo che, con la scusa olimpica di De Coubertain, li vorrebbe mantenere dilettanti e minorenni a vita. E allora, l'augurio per la coppa del Mondo di sci alpino che oggi, con lo slalom maschile di Zagabria (Diretta Tv 14.45 e 18), festeggia i suoi primi 50 anni, è quello di diventare finalmente grande. Con regole chiare per tutti, a partire dalla gestione degli sponsor che talvolta più che liberare il talento lo imbrigliano, se pensiamo che tantissimi fra i big, si ritrovano, a differenza di quanto accade in altri sport, a non essere padroni nemmeno di spazi del proprio corpo. C'è Tina Maze che, per dare l'addio allo sci, dopodomani a Maribor, davanti alla sua gente, non potrà indossare la tuta del suo paese pena una grande bega (salata) con gli sponsor; c'è Henrik Kristoffersen che ha dovuto limare un lauto contratto personale perché sul casco deve far campeggiare lo sponsor del team; c'è Anna Fenninger Veith che è rimasta malissimo quando la Federsci austriaca le ha imposto, due estati fa, di licenziare il manager di fiducia, per affidarsi ad uno più gradito al team. Questioni di budget che impongono che una parte degli introiti degli sponsor, anche personali, finiscano nelle tasche federali. Per l'Italia di TombaCompagnoni era il 30%, poi si scese al 10%. Gli italiani la mite Denise Karbon in testa, nel 2008, provarono a ribellarsi. Oggi, i big (i top 30 anche di altri sport invernali) pagano, non solo in Italia, una sorta di entry fee alla federazione che reinveste sul movimento giovanile. Giusto. Spesso però in caso di infortunio, la convalescenza è a carico dell'atleta, per non parlare di sessioni extra di allenamento o altre consulenze. Roba da rivolgersi al sindacato, si direbbe. Che però nello sci, tolti i rappresentanti federali, non c'è: l'Italia ci ha provato con L'Ais, Associazione italiana sciatori nel 2009, ma far sentire la propria voce non è facile. Chi segue la coppa lo sa: ogni anno all'apertura di Soelden o a Kitzbuehel la gara più rischiosa - emergono dialoghi sui massimi sistemi e la sicurezza. Un drappello di atleti alza la voce, si riunirà (nel caso di Soelden) alla taverna messicana adiacente alla sala stampa, poi al massimo si lima un salto e si riparte daccapo.

Eppure aprire quel primo cancelletto, il 5 gennaio 1967 a Berchtesgaden, fu bellissimo. Intuizione geniale del giornalista Serge Lange, solo a stagione finita, nel marzo 1967, festeggiando Jean Claude Killy, Nancy Greene e, per l'Italia, la prima vittoria di Giustina Demetz, si decise che sì, la prima stagione di Coppa era stata celebrata. Per l'Italia arrivarono le valanghe azzurra e rosa, Alberto Tomba ed un oltre Tomba che tutt'oggi è ricchissimo di grandissimi atleti.

Per colpa di corsi, ricorsi, cavilli e sponsorship, rischiamo però di non vedere più in pista perfino Bode Miller per la sua gara d'addio. Assente dai Mondiali 2015, quando si recise un tendine, Miller firmò la fine del suo contratto col suo storico marchio di sci. Clausola compresa: se torni prima di due anni, lo fai coi nostri sci ai piedi. Bode ci sta: nella testa c'erano nuovi business, dal vigneto, ai cavalli e una nuova famiglia che, da pochi mesi si è allargata con la quarta figlia. Bode però ci ripensa: la voglia di vincere quel (poco) che ancora gli manca la Streif di Kitz o un'altra medaglia olimpica - lo riportano sulla neve. Con un marchio di nicchia e lusso italo americano con cui Miller vorrebbe in futuro fare business. Così, senza attendere il nulla osta del vecchio sponsor, Bode ha portato l'azienda in tribunale, vedendosi per ora rigettata l'istanza. Si è allenato in Canada in autunno, ma ha fatto sapere che desisterà per quest'anno, portando avanti la causa in un altro stato Usa anche se sentendo i suoi allenatori - a ridurlo a più miti consigli sarebbero i tempi del cronometro, non più d'oro, e non i termini di legge. Forse incontrarsi a metà pista permetterebbe alla Coppa, ormai 50enne, di salutar uno dei suoi più grandi interpreti, fermo restando che i contratti vanno rispettati. Ti aspettiamo Bode: 51 anni per la Coppa, 40 anni, tu! Il 2018 non è poi così lontano. E intanto buon compleanno Circo Bianco.