Il coraggio di Thiago e i silenzi di Allegri Il Milan riparte così

Thiago Silva non è Zlatan Ibrahimovic per fortuna sua e del calcio brasiliano. Non racconta bagatelle e non gioca a nascondino con la verità storica del trasferimento clamoroso da Milanello a Parigi. No, Thiago Silva è un hombre vertical in campo e fuori, quando c'è da spiegare ai tifosi del Milan la cronaca degli avvenimenti, non si tira indietro. «Il mio trasferimento a Parigi, al 100%, non è stata una decisione mia visto che io con il Milan avevo perfino rinnovato il contratto. C'è chi ha detto (un marziano, probabilmente, ndr) che sono un mercenario, ma non me ne sto andando per guadagnare più di quanto prendevo al Milan. Voglio chiarire che non è stata colpa mia e chiedere scusa ai tifosi del Milan»: la parte più autentica e romantica della sua prima intervista da parigino rilasciata in Inghilterra. Così si comportano gli uomini veri. La seconda parte dell'intervista di Thiago è ancora più didascalica: «Le persone che sanno di calcio capiscono com'è andata. La volontà mia e dei miei familiari era di non lasciare il Milan. Poi mi hanno chiamato Leonardo ed Ancelotti e devo dire che per Leonardo ho un grande affetto e stima. Ciò che mi ha spinto a cambiare club è stato il loro progetto. Come ha detto Ibra stanno allestendo una squadra da sogno». Ultimo passaggio, anche qui scandito da una forte dose di sincerità: «Sono felice di questo trasferimento ma triste per il mio addio al Milan. Lì ho vissuto emozioni molto forti: è un club che si dedica ai giocatori e al gruppo. Io gli devo tutto».
Thiago non è Ibrahimovic e nelle sue parole c'è la ricostruzione fedele della trattativa, neanche una parola fuori posto nei confronti del club che lo prese in Brasile quando risultava solo un promettente difensore per svezzarlo e trasformarlo nel più forte al mondo, persino più bravo di Paolo Maldini e Nesta che lo hanno accompagnato per mano nei primi passi a Milanello. E infatti dalle parti di Milanello risultano tutti “vedovi” del brasiliano e per niente depressi dalla partenza dello svedese del quale pure patiranno l'assenza in fatto di gol. L'allegria, a Carnago, è sempre di casa come dimostrano le immagini della danza di Boateng e Robinho che provano a tenere alto, come si diceva un tempo, il morale della truppa. Oppure si tratta di una reazione nervosa al clima di incertezza determinato dallo scenario attuale del calcio-mercato rossonero. La scelta d'imboccare la strada del rinnovamento (non più rinnovati i contratti agli ultra 35enni) e di puntare sui giovani (Acerbi in difesa, El Shaarawy in attacco, Montolivo a centrocampo) non sarà contraddetta. Che senso avrebbe sostituire con qualche nome altisonante i due campionissimi che risultano, sul piano tecnico e anche temperamentale (di sicuro il brasiliano) insostituibili?
Ne è consapevole lo stesso Max Allegri sul conto del quale da troppo tempo si è riversato il tiro al piccione dei tanti ex costretti al passo d'addio. Il livornese ha già pagato dazio con Pirlo (su di lui è finito il peso completo del mancato rinnovo mentre ha contribuito la valutazione economia dell'operazione) ed ora è finito impallinato persino da un suo ex fedelissimo, Rino Gattuso che gli ha rimproverato, udite udite, la proposta di chiudere l'attività agonistica per passare a quella di dirigente, in modo da risultare un utile collaboratore dell'allenatore all'interno dello spogliatoio. Allegri, e Galliani, ché i due viaggiano di conserva, sono stati determinati nel chiudere la parentesi con i vari Seedorf e Inzaghi, Nesta ha scelto un calcio meno impegnativo. Per i loro rinnovi, in passato, il Milan fu accusato di eccessiva riconoscenza nei confronti degli eroi di Atene 2007, adesso gli viene rovesciato l'opposto rilievo. Si può essere accusati di tutto e del suo contrario? È il calcio italiano, senza una bussola e soprattutto senza una lucida strategia per difendersi dai morsi della crisi economica.
Allegri al momento è in attesa di rinforzi e di ritocchi della rosa. Non può essere soddisfatto della partenza di Thiago Silva e Ibrahimovic ma è anche leale nei confronti del club e piuttosto che raccontare la favola di cappuccetto rosso ha abolito la conferenza-stampa che di solito precede la partecipazione ai tornei estivi (sabato a Bari).