Corinna e suo figlio Mick finalmente... a casa

di Benny Casadei Lucchi

Una foto. Basta per raccontare questa storia. Una storia di felicità e tristezze. Ci sono un figlio che va e una madre che lo osserva andar via in questa foto. Metafora della vita comune e riassunto di tutti gli addii fra una donna che ha dato la vita e un ragazzo che quella vita si prende. Solo che Corinna Schumacher non è una mamma qualsiasi; solo che Mick Schumacher non è un figlio qualsiasi; e lo sguardo della donna non segue un ragazzo che s'imbarca sul volo low cost in cerca di lavoro ma un biondino su una Ferrari di F1.

Succede in Bahrein, due giorni dopo il Gp. Per i test. E succede 13 anni dopo l'ultima volta di papà Schumi. Mick con la tuta rossa si avvia verso il box, entra, parla con i meccanici, sale in macchina e, una volta acceso il motore e tolte le coperte dalle gomme, accelera via. In fondo, finalmente al sicuro.

Perché questo ha rappresentato e rappresenta oggi la Ferrari per gli Schumacher. Anni di gloria e felicità, anni di tensioni agonistiche e risultati immensi, anni di rischi presi, tanti, e anni di rischi evitati, tanti. Anni in cui il destino è stato dribblato una, due, cento volte e tutto pareva possibile e Michael sembrava invincibile e indistruttibile. Per questo, la foto di Corinna che raggiunge il muretto e si affaccia nel varco fra due reti di protezione per osservare il figlio sfrecciare sulla Ferrari non è l'immagine di una mamma in apprensione bensì di una mamma che a suo modo tira un sospiro di sollievo. Sa che il figlio in quell'auto, in quel box, con quella gente è come fosse al sicuro.

In giorni così, quando una foto ha il potere di svelare storie nascoste in momenti di vita, i tempi contano davvero poco. Anche se a fine giornata la lista dei crono dirà che Mick è andato bene, 54 giri, il migliore a sei decimi da Max Verstappen e la Red Bull. Sarebbe però un errore limitarci a questo. Facendolo, perderemmo di vista la magia romantica e dolorosa di questo figlio di papà non più figlio di papà che ripercorre le orme del padre che non può aiutarlo. E di sua madre che lo segue con gli occhi lucidi, appassionata e fiera, ma senza le apprensioni di noi gente normale. Perché Corinna è donna di corse. Porta con sé, dentro di sé, oltre vent'anni di gare e sorpassi e incidenti e gloria e rischi presi e rischi evitati. E sa che due sci, un po' di neve in una mattina di sole possono portarti via il mondo.

Per cui sfreccia ragazzo, sfreccia. Lì sulla Rossa sei al sicuro. Sei a casa, «sì, sono a casa».