Corioni, inventore di tecnici e restauratore di big

Lanciò Maifredi, valorizzò Mazzone, lanciò Toni e Pirlo, rigenerò Baggio e Hagi

di Franco Ordine Non è stato un presidente qualsiasi Gino Corioni, spentosi ieri a Brescia, all'età di 78 anni. È stato anzitutto un vero intenditore di calcio oltre che un collezionista di talenti da coltivare (Luca Toni, Hamsik, Pirlo tra gli altri) per poi rivendere e garantire così risorse al bilancio del suo Brescia, oppure di campioni da rilucidare (Roberto Baggio, Pep Guardiola, Hagi, Ganz il quartetto di gemme) cui garantire una dignitosissima platea. Anche per questo motivo la notizia della sua morte è stata salutata ieri da emozione profonda e tristezza autentica in un mondo che è sempre pronto a dimenticare in fretta meriti e generosi sforzi. Gino Corioni, nativo di Castagneto, profilo da imprenditore della migliore razza (negli anni 60 fondò la Seniplast, azienda di arredamenti da bagno), con la passione per il ciclismo da giovanotto, ha avuto il merito e forse anche la fortuna di debuttare nel calcio là dove il pallone conserva ancora un profumo di borotalco, in provincia insomma, tra entusiasmi contagiosi e semplicità apprezzate. A Ospitaletto, mostrò subito un intuito particolare nel riconoscere le doti di un leader lanciando sulla panchina, e spalancandogli così una carriera di allenatore, Gigi Maifredi, non ancora provvisto del patentino come ha ricordato ieri l'interessato.E non fu l'unica genialata della sua carriera. Perché fedele al motto una buona squadra di calcio si costruisce dalla panchina, riuscì a trascinare a Brescia prima il sanguigno Mazzone (mitica quella corsa di Carletto dalla sagoma appesantita verso la curva occupata dai tifosi dell'Atalanta che lo insultavano a sangue) e poi Mircea Lucescu diventato, negli anni successivi, quando si trasferì in Ucraina, una sorta di osservatore di fiducia in giro per il mondo. Gino, così era affettuosamente chiamato da parenti e tifosi, tentò anche l'avventura a Bologna prima di guidare il Brescia ininterrottamente dal '92 al 2014 realizzando quel quinquennio in serie A, pieno di piccole gioie e di soddisfazioni, che gli valsero una specie di medaglia al merito calcistico. Meriterebbe più di un solitario applauso.