Cosa ci è piaciuto

Poznan A Kiev. Richiudiamo le valigie non per tornare a casa ma per rientrare a Cracovia e puntare poi verso Kiev, in Ucraina. Con un 2 a 0 sull'Irlanda che restituisce un pizzico di fiducia nel calcio azzurro. Domenica c'è il quarto di finale con Francia, Inghilterra o Ucraina, con i galletti sarebbe la rivincita della sfida di quattro anni prima, vinta dalla Nazionale di Donadoni a Zurigo, che si può preparare con una settimana di tempo. L'Italia si classifica tra le prime otto regine del vecchio continente: non è una medaglia d'oro al petto ma il minimo sindacale, dopo una partenza complicata dai due pareggi con Spagna e Croazia. Per vincere, dopo un bel tot, oltre 5 sfide, molti mesi addirittura, c'è bisogno della firma d'autore della strana coppia d'attacco, Cassano e Balotelli, Antonio e Mario. L'europeo dell'Italia ricomincia nel loro segno. Appena esce il barese, autore del colpo di frusta che mette a nudo la schiena del Trap, ecco il bresciano prendere posto nel finale e completare l'opera con un 2 a 0 che toglie ogni pensiero e ogni affanno. Del famoso, reclamizzato, insopportabile biscotto, non ci sono in circolazione neanche le briciole: è la Croazia a rimetterci le penne e a finire sotto gli artigli della Spagna. Curioso solo la presenza qui a Poznan di Michel Platini, presidente dell'Uefa: non sarebbe stato più utile sorvegliare l'altra sfida? Questione di cuore, dicono i bene informati: la voglia di salutare vecchi sodali come Prandelli, Tardelli e il Trap, naturalmente.
Si va a Kiev, allora, sbarcando nei quarti grazie alla terza Italia ammirata qui in Polonia. A sostenerla sono i pilastri di sempre, per esempio De Rossi, fatto di cemento armato, poi Cassano con un genio indispensabile a una squadra che deve sciogliersi prima di raggiungere, nella ripresa, una migliore espressione stilistica. L'Irlanda del Trap ha poco da farsi perdonare e molte pecche da confessare: in pratica ha un attacco inesistente anche per merito della gendarmeria azzurra che con Barzagli ritrova una guida sicura e con Abate e Balzaretti sui lati, recupera un po' di respiro alla manovra. Quando gli irlandesi si scoprono è proprio il codino di Palermo a farsi sotto e a organizzare con Cassano e soci una sequenza di belle giocate. Non ci sono solo sorrisi e pacche sulle spalle, alla fine di una serata felice per il calcio italiano. Ci sono anche momenti in cui sale la tensione e si intravvedono alcuni cedimenti strutturali che fanno pensare all'epilogo della sfida con la Croazia. E invece questa volta, Buffon e soci, riescono a governare meglio la fase difensiva senza lasciare grandi occasioni ai rivali e anzi recuperando forze e voglia per imprimere nel finale la svolta del 2 a 0.
Fa un caldo tropicale (28 gradi, percentuale alta di umidità) e gli irlandesi sembrano nel proprio habitat naturale. Entusiasmante la loro partenza, fatta apposta per evitare altre sgradite sorprese, sgabbiano come dovessero conquistare la qualificazione invece che un onorevole addio all'europeo e colgono l'Italia pensierosa. Perché la loro velocità, applicata a un rudimentale contropiede, ben apparecchiato da Duff e Whelan, produce qualche brivido lungo la schiena di Buffon, impreparato persino dinanzi al pressing di Keane. Niente di straordinario, d'accordo ma un paio di blitz respinti in angolo. Come eccitata da quella perfomance la marea verde irlandese presente nello stadio di Poznan salta di schiena attirando l'attenzione di pubblico e tv più delle giocate sul prato.
Per scaldare i motori della Nazionale c'è bisogno che Cassano, Pirlo, De Rossi e Di Natale perfezionino le loro intese e comincino a scandire il loro calcio fatto di fraseggi corti e di lanci nello spazio. Antonio accende la luce intorno alla mezz'ora ed è una specie di segnale per tutto il gruppo dopo una prima recita disarmante degli azzurri, impacciati e incapaci di forzare il blocco irlandese. Di Natale in giravolta coglie un braccio attaccato al corpo di St Ledger, non contento si fa respingere, sulla linea, dallo stesso spilungone un bel destro liftato suggerito dal solito Fantantonio. È tutto pronto, a quel punto, per l'1 a 0 che matura dall'angolo e dalla parabola di Pirlo che Cassano, di testa, devia sotto la traversa.
I tormenti cominciano più avanti, quando la stanchezza si fa sentire e l'Irlanda avanza non fino al punto da mettere pressione a Buffon, incaricato una sola volta di opporre i suoi guantoni d'amianto per respingere una stilettata di Andrews. La Nazionale perde Chiellini (insulto muscolare) ma ritrova un Bonucci attento, offre ricambio a Cassano (con Diamanti, troppo frenetico per risultare utile) e a Di Natale con Balotelli che può recuperare, con la qualificazione, anche il successo personale, con una giravolta di quelle che inchiodano difensore e portiere. Bonucci gli tappa la bocca perché in quel momento Mario vorrebbe gridare chissà quante cose, magari al pubblico irlandese che lo accoglie con i fischi e con qualche bou, magari anche a chi pensa che sia un peso questo ragazzo pieno di contraddizioni e di pigrizie ma anche assistito da una magia che gli avvolge i due piedi. Il finale è una festa con gli azzurri che saltano e ballano come bimbi alla notizia arrivata da Danzica. Ecco l'altro verdetto: nessuna traccia del biscotto. Gli spagnoli? Gente seria. Si va a Kiev, allora.