Costa Rica, ecco dove giocano i nostri mattatori

Doveva essere il classico vaso di coccio nel girone dei vasi di ferro; ed invece la Costarica dopo appena due giornate si è guadagnata la qualificazione agli ottavi, battendo prima l'Uruguay e poi l'Italia. Con un gruppo di giocatori che militano in campionati non certo di primo piano

Festa Costa Rica al termine dell'incontro contro gli Azzurri

Nel primo turno del girone eliminatorio dei mondiali brasiliani la Costa Rica ha riservato subito un sorpresa a tutti gli appassionati mettendo al tappeto l'Uruguay per 3-1; poi ha definitivamente abbandonato il ruolo di Cenerentola battendo anche l'Italia e conquistandosi un posto negli ottavi, con molta probabilità il primo, ed escludendo di fatto gli Inglesi di Hodgson.

Prima di questa avventura brasiliana la squadra centro-americana si era qualificata alla fase finale in altre tre edizioni dei Mondiali ed il suo migliore risultato era stato il raggiungimento degli ottavi di finale nell'edizione che si era svolta in Italia, nel 1990, grazie alle vittorie ottenute nel girone eliminatorio contro Svezia e Scozia. Negli ottavi poi la formazione dell'ex foggiano Medford subì un pesante 4 – 1 per mano della Cecoslovacchia.

Dopo il termine della gara di venerdì i giocatori e lo staff tecnico della Costa Rica hanno naturalmente festeggiato la qualificazione agli ottavi, ma dalle loro dichiarazioni si evince fortissima la voglia di continuare a stupire anche nel prosieguo del Mondiale e la caparbietà di non arrendersi anche di fronte ad ostacoli più difficili. Intanto faranno altra esperienza anche nella terza gara del girone eliminatorio, di fronte ad una formazione inglese che non vorrà sicuramente partire dal Brasile senza aver fornito una buona prestazione. Le speranze dei tifosi sono anche più grandi di quelle degli addetti ai lavori ed in molti parlano già almeno della semifinale, sospinti dalle due buone prestazioni della loro squadra, sia dal punto di vista tecnico-tattico che dal punto di vista fisico, nel quale si sono dimostrati nettamente superiori sia all'Italia che all'Uruguay.

E subito tutti gli organi di stampa si sono interessati alla provenienza di questi giocatori che compongono la rosa affidata al CT Jorge Luis Pinto, la maggior parte dei quali non molto conosciuti nell'ambito internazionale, anche perché in grande maggioranza militano in campionati minori. Guardando le loro caratteristiche, sale subito agli occhi l'età media della squadra, molto bassa, perché solo 7 hanno un'età maggiore di 30 anni, con il più "vecchio" ( il portiere Pemberton, comunque, non tra i titolari) a quota 32.

Nove giocatori, giocano in casa, nel campionato costaricense, certamente di non alto valore tecnico. Tre poi sono coloro che militano in squadre della Major League Soccer, il campionato di calcio statunitense, mentre i restanti 11 sono impegnati nei vari campionati europei, molti dei quali alla perifieria del calcio che conta. In Spagna, nelle fila del Levante gioca il portiere titolare Navas, mentre i campionati italiano, francese ed inglese non vedono schierati giocatori della Costa Rica. Negli altri campionati il laterale Diaz trova impiego nelle file della formazione tedesca del Magonza, uno nella formazione greca dell'Olympiakos (anche se si tratta di Campbell, di proprietà Arsenal, mandato in Grecia a fare esperienza) e tre in Norvegia. Ancora uno ciascuno per il campionato belga, quello danese, quello svedese e quello russo. Il nostro mattatore, invece, Bryan Ruiz è tesserato per il PSV, squadra della Eredivisie olandese e, tanto male non doveva già essere, se si pensa sia stato acquistato dagli Olandesi alla partenza di Mertens dal club inglese del Fulham che, asua voltal lo aveva prelevato per una cifra vicino ai 18 milioni di euro.

Un gruppo di giocatori non di primissimo piano se si esclude il centravanti Campbell, ma che ha saputo compattarsi in una squadra, che al momento è una delle rivelazioni del mondiale, sospinta anche da un gruppo numerosissimo di tifosi che giorno dopo giorno stanno facendo crescere i loro sogni.