CR7, quel diavolo nascosto che compare solo per i gol

In Galles come a Milano un anno fa. Neppure la BBC riesce a fermarlo. È lui l'erede di Di Stefano e Puskas

di Franco Ordine

Chi ha visto Cristiano Ronaldo? Son bastati 20 minuti, i primi 20 minuti, per capire come sarebbe finita ma soprattutto dove si era nascosto quel diavolaccio di CR7. E per intuire che la coppa dalle grandi orecchie sarebbe tornata ancora a Madrid, per la dodicesima volta, come accade da una vita ormai, dai tempi memorabili e mitologici di Di Stefano e Puskas che hanno trovato in questo portoghese con i capelli impomatati il loro degno erede. Cristiano Ronaldo è apparso all'improvviso, come una specie di coniglio balzato fuori dal cilindro, appena il Real Madrid ha preso possesso del binario di destra e coscienza della propria forza. Chiellini l'ha perso di vista per un attimo, un attimo solo e lui, come un killer spietato si è piazzato al limitar dell'area di rigore per ricevere da Carvajal la palletta che andava spedita in buca, come sospinta da una stecca di biliardo. Eccolo Cristiano Ronaldo, l'imperatore della Champions e il re del gol che nessuno può raggiungere o immaginare di pedinare, di avvicinarsi soltanto. Eccolo spuntare anche più tardi, nella seconda frazione, quando il Real è tornato sopra con quel missile di Casemiro, per stendere definitivamente la BBC e mettere le mani sull'ennesimo trionfo. Questa volta è stato Modric a liberarsi sul fondo e a porgergli un confettino che CR7 può mettere alle spalle di Buffon senza neanche una grande impresa balistica, un tocco sapiente e via verso la gloria.

I suoi gol sono diventati un marchio di fabbrica. I gol e quel modo di festeggiare saltando a gambe aperte per ricadere sull'erba umida di Cardiff a ribadire la sua dittatura e il suo dominio assoluto. Già perché con quei due sigilli di ieri sera son diventati addirittura 600 i centri di una carriera mostruosa che non si ferma nemmeno dinanzi al muro bianconero sbriciolato in poco più di un'ora di gioco, 90 quelli seminati in Europa a conferma che la sua è diventata una produzione industriale. Basta schiacciare un bottone ed ecco che lui sbuca da qualche buca, si presenta minaccioso dinanzi alla nota BBC e la giustizia senza pietà.

Tre gol quelli subiti in tutta la Champions dalla Juve, quattro gol rifilati nella notte di Cardiff che diventa un'altra tappa dolorosa e malinconica della maledizione bianconera. È stato lui il diabolico eversore di questa sfida che consegnerà all'archivio le immagini di un popolo in lacrime (persino il piccolo di John Elkann) e di una squadra tradita ancora una volta dinanzi all'appuntamento con la storia intravisto per 7 minuti appena.

Cristiano Ronaldo è il vero erede di Alfredo Di Stefano capace di diventare più grande di don Alfredo. Un gigante senza pari. Forse è ancora più forte la scia che lascia alle spalle mentre le difese cercano con le buone e con le cattive di ridurlo all'impotenza. E invece risulta inafferrabile, incontenibile e soprattutto l'uomo delle finali.

Perché anche a San Siro contro l'Atletico di Madrid, giusto un anno fa, pur con un muscolo fuori uso, fu ancora lui dal dischetto a consegnare alla sua gente, al popolo dei blancos la coppa che è diventata la coppa del Real Madrid. Buffon l'ha guardato come si guarda un ufo disceso da un'astronave e l'ha visto correre verso la bandierina scivolando sui ginocchi come sanno fare quei ragazzi della sua età che hanno conquistato la gloria e anche la cronaca.