Croazia dai piedi d'oro, se reggerà la testa...

Agli Europei illuse prima di sbattere sul Portogallo. Modric-Rakitic miglior centrocampo del torneo

Saranno i soliti bamboccioni? La domanda vola nell'etere russo e si aggrappa ai ricordi della storia calcistica. La Croazia è squadra che sa parlare calcio, imporlo e nobilitarlo. Peccato quel vizietto che si porta dietro negli anni: belli e bravi, poi un bel giorno la testa va in tilt, l'abilità calcistica non basta più. Addio sogni di gloria. Nella partita con l'Argentina stava (giocava è termine azzardato) in campo un tipo che ha vinto i Palloni d'oro ed uno che lo meriterebbe: dalla sfida fra Lionel Messi e Luka Modric è scaturito il senso della differenza calcistica fra le squadre. Casualmente entrambi hanno le stesse iniziali, sarà un marchio da numeri 10. Modric meriterebbe un Pallone d'oro (ma il caso Iniesta insegna), con Rakitic compone la colonna vertebrale del centrocampo forse meglio fornito di questo mondiale: uno gioca nel Real Madrid, l'altro nel Barcellona, nulla nasce per caso.

E questa Croazia non è una squadra da passerella per caso: mix di giocatori di classe e di gran lottatori per l'interpretazione di Marione Mandzukic. Difesa solida, finora nessun gol subito, centrocampo da Palloni d'oro, attacco sorretto dalle sportellate di Mandzukic e agevolato dalla tigna di Ante Rebic, 24enne di Spalato che sembra un Bobo Vieri in salsa croata, ma che a Firenze si è perso per problemi caratteriali. Il cammino verso le semifinali potrebbe presentare una vie en rose. Diciamo Danimarca e Portogallo, in nome dell'ottimismo. La Croazia 1998 fu la migliore della storia e si infilò in una semifinale mondiale. Questa ha dispiegato l'anima vagamente made in Italy (Perisic, Brozovic, Strinic, Mandzukic), si regge su gente che sa vincere, ha cambiato ct nelle qualificazioni per trovare punti, eppoi passare nei play off contro la Grecia. Il Portogallo castigò i croati negli ottavi dell'ultimo europeo. Ora è (potrebbe essere) un'altra storia. Dove sta il trucco? Nelle teste. E qualcuno l'ha in spalla più degli altri.