Il ct: «Con il Brasile ci vuole coraggio»

Altro che toda jioa. Laggiù, in Brasile, fuori dagli stadi c'è l'inferno, dentro, forse, la festa del calcio mondiale che tira dritto per la sua strada. Dentro lo stadio di Salvador di Bahia stasera c'è Italia-Brasile che non vuol dire granché per la qualificazione: entrambe promosse, possono entrare a braccetto in semifinale. Una sola curiosità: per arrivare primi, ed evitare la Spagna, autentico spauracchio, gli azzurri devono piegare la resistenza della seleçao. Che non è poi un'impresa facile facile per un gruppo spolpato di vitali energie e costretto al turn-over per necessità (l'infortunio muscolare di Pirlo, la squalifica di De Rossi) e per calcolo. Che l'inferno ci sia e stia “attaccando” la Confederation Cup è documentata dalla frase di Prandelli, ieri in conferenza-stampa. «Ci hanno vietato di uscire dall'albergo per precauzione, c'è un po' di preoccupazione. Ma non torniamo a casa» il dettaglio sincero reso ai media. Che però a giudicare da un altro episodio, non dev'essere stato proprio un diktat. Visto che proprio Mario Balotelli, e chi se non lui?, è invece uscito tranquillamente. Ha fatto visita alla sua fidanzata Fanny, è andato in giro per Salvador concedendosi (fonte agenzia Ansa) una passeggiata di 3 chilometri, a dispetto della giornata piovosa, provocando qualche gustoso siparietto. Perché è stato riconosciuto, è stato fermato dai tifosi brasiliani, ha distribuito sorrisi, firmato autografi e concesso foto, quindi è tornato in albergo per rassicurare la comunità azzurra e non solo. «È tutto tranquillo» ha informato. «Io temo solo i giornalisti» ha aggiunto. Infine ha twittato: «Sono bahiano anch'io».
Se questo è l'esordio, stasera forse possiamo dimenticare le notizie di morti, feriti e incidenti, e trascorrere due ore alle prese con questo Italia-Brasile che sembra soltanto un'amichevole, da vivere con serenità, senza l'assillo di un risultato. «Alla Spagna penseremo dopo» la garanzia del ct Prandelli che non può certo dimenticare quali siano le condizioni fisiche del suo gruppo. Ma non può nemmeno rinunciare alla sua filosofia di fondo. «Noi vogliamo fare bella figura, dare un buon spettacolo. Non voglio 90 minuti nella nostra metà campo» è il chiodo fisso di Prandelli che deve fare i conti con la realtà della sua Nazionale giunta al capolinea di una stagione stressante. Meglio allora puntare sul duello più affascinante della serata, tutto avvitato, sulle due stelle ddel calcio italiano e brasiliano, Balotelli appunto e Neymar che si promettono di scambiarsi ancora la maglia e di prediligere giocate che possano infiammare il pubblico dello stadio e magari stendere un cordone di sicurezza intorno al clima infuocato delle città brasiliane. E fa niente se nella circostanza, lo stesso Balotelli, deve fare a meno di Andrea Pirlo, che è poi la musa dichiarata del calcio azzurro. Perciò l'allestimento del centrocampo, con Montolivo leader («Giocherò alla Pirlo, l'ho già fatto nel Milan»), è la scelta più attesa da parte del ct che deve usare il bilancino, dare un'occhiata ai test dei medici per capire chi ha bisogno di tirare il fiato, e chi invece può salire sulla giostra del Brasile per recuperare credito e rilanciare la propria immagine. «Userò giocatori freschi», assicura.
«Serve coraggio» un'altra delle raccomandazioni di Prandelli. Già perchè una Nazionale intimorita, magari condizionata dalla consapevolezza di avere poca benzina nel serbatoio, può rischiare di finire al lazo di Neymar e soci (ma anche don Filippo Scolari procederà a qualche vantaggioso cambio) e magari andare incontro a qualche lezione non proprio esaltante. In questi casi, come insegnano le esperienze passate, di mondiali ed europei, bisogna fare ricorso all'orgoglio professionale, alla determinazione, alle conoscenze. Fanno gol queste doti? No. Deve pensarci Balotelli, tanto per cambiare.

Commenti

gesmund@

Sab, 22/06/2013 - 10:08

Una partita da giocare e guardare in totale relax, come la passeggiata di Balotelli. Meglio risparmiare energie per la solita Spagna, che si diverte un mondo a suonarcele in ogni occasione. E noi a campare la solita scusa: stanchi. Nati stanchi.