Ct «orientali»: sale Lippi scende Zac

Sulla rotta Tokyo-Pechino si decidono le sorti di due allenatori italiani. Se Alberto Zaccheroni è finito nella bufera dopo il ko (0 a 3) del suo Giappone contro il Brasile in Confederations Cup, Marcello Lippi è a un passo dal diventare timoniere della Cina. Incarico che andrebbe ad aggiungersi a quello di tecnico dell'Evergrande. A Pechino è successo il finimondo dopo il clamoroso 1 a 5 contro la Tailandia. Si è parlato di gara manipolata dagli scommettitori clandestini e sul banco degli imputati è finito anche il ct spagnolo Camacho, che verrà esonerato a breve. Lippi aveva già aperto le porte alla nazionale cinese in tempi non sospetti. Si attendono quindi solo i crismi dell'ufficialità.
Zaccheroni ha scoperto che anche le critiche sono globalizzate e i 128 milioni giapponesi si sono trasformati in altrettanti ct. «Sensei», il maestro, come viene chiamato il trionfatore di Coppa d'Asia e il timoniere che ha qualificato i samurai ai mondiali con largo anticipo, è stato criticato per l'esibizione del Giappone contro Neymar e compagni. Zac promette il riscatto con gli azzurri a Recife, ma la stampa del Sol Levante affonda colpi di katana. Le critiche sono taglienti come le celebri lame e parlano di una squadra spenta sotto il profilo atletico. «Se non riusciamo a reggere neppure un tempo meglio non partecipare ai mondiali», si legge sul Sankei Shimbun. Zac prende tempo, adottando la teoria del bicchiere mezzo pieno: «Queste sconfitte, seppur pesanti, rappresentano il miglior insegnamento possibile. Dobbiamo adattarci a un calcio più competitivo». Frasi dissonanti per il temperamento dei giapponesi, culturalmente votati alla battaglia. Ad aver ragione sono al solito gli assenti: si invocano i nomi di Ono e Inamoto, un po' avanti con gli anni. Zac li ha snobbati, limitandosi a rispolverare un solo «califfo», il 34enne Yasuhito Endo, playmaker che era finito nel dimenticatoio.