La cura Pioli nel rinascimento dell'Inter

"Se avessimo scelto prima Pioli, saremmo oggi in zona Champions League", così si sarebbe espresso Steve Zhang, il figlio del proprietario dell'Inter, dopo l'ultima meritata vittoria

«Se avessimo scelto prima Pioli, saremmo oggi in zona Champions League», così si sarebbe espresso Steve Zhang, il figlio del proprietario dell'Inter, dopo l'ultima meritata vittoria: la sesta in assoluto, la quinta consecutiva in campionato. E' il pensiero di tantissimi, specie di coloro che avevano contestato l'arrivo di De Boer al posto di Mancini per la scarsa dimestichezza con la Serie A e la lingua italiana. Un salto nel buio, era stato detto. E così è stato. C'è voluto il nuovo tecnico per uscire da una depressione cronica. Gli umori sono cambiati a tal punto che i tifosi, alla fine del primo tempo con il Chievo, erano convinti di rovesciare il risultato nella ripresa. E giù applausi. Quando mai il popolo nerazzurro, fin troppo esigente in certe occasioni, si sarebbe comportato alla stessa maniera con i propri beniamini sotto di un gol, per di più in casa? Bisogna forse risalire ai tempi di Mourinho.

E' evidente la mano di Pioli che, ad eccezione di Gagliardini, ha avuto a disposizione gli stessi uomini del predecessore. E allora? Il 51enne allenatore parmense ha lavorato a tutto tondo: prima sulla testa dei giocatori, poi sul modulo, infine sul mercato. E sempre in sintonia con la società, da buon aziendalista quale è sempre stato. All'improvviso la banda del buco s'è trasformata in un fortino: lo testimoniano i numeri degli ultimi sei successi con 13 gol fatti e appena 3 subiti. E' il segno di quell'equilibrio che con De Boer era una chimera.

In attesa dei rinforzi ha responsabilizzato Kondogbia chiedendogli di giocare davanti alla difesa. «Se oggi non è il tuo ruolo preferito, domani può diventarlo, provaci», il suggerimento andato a buon fine. A completare il reparto Joao Mario o Banega (mai insieme, altra scelta) e Gagliardini, il migliore al debutto, o Brozovic che però si demoralizza al solo parlare di panchina. E tutti pronti a inserirsi nelle manovre d'attacco. In avanti i soliti tre, ma con licenza di uccidere per Perisic e Candreva che, a seconda di come di svolge il gioco, devono fare compagnia a Icardi in area. E la carta di Eder non deve essere quella della disperazione. Il rinascimento ha portato con il Chievo 58 cross e 31 conclusioni.

Una nota a parte merita Gagliardini per la personalità con la quale ha bagnato l'esordio. Se queste sono le premesse, l'Inter ha speso al meglio 22 milioni. Ne converrà, vedrete, anche Ventura.