Dagli all'arbitro: dopo il Toro si scatena Firenze

Torna l'autunno, inteso in senso atmosferico, sul campionato e puntuali tornano anche le polemiche arbitrali. Nel turno schiacciato tra le fatiche delle Nazionali e gli impegni europei (cinque le italiane che inizieranno da domani il tour de force) non poteva mancare la coda velenosa. Sabato la rabbia del Toro e di Ventura per quell'azione finale che ha portato al rigore del Milan e a una vittoria sfumata, ieri quella di Montella e Della Valle su un penalty non concesso a Rossi e sul rosso a Pizarro per le conseguenti proteste («serve uniformità di giudizio», il commento al veleno del tecnico della Fiorentina).
Va in controtendenza il solo Guidolin, che lancia la sua candidatura alla panchina azzurra dopo Prandelli, e chiede addirittura scusa al direttore di gara romano Doveri: «Ho avuto un attimo di protesta per una cosa che aveva già sanzionato, ho sbagliato e l'ho messo in difficoltà, gli arbitri vanno aiutati». Un plauso al tecnico dei friulani.
La frenata dei viola (che pagano pegno anche agli infortuni) e l'Inter-Juve arrivato all'alba del campionato e finito senza vincitori nè vinti smembra il sestetto di testa e scrive un'altra realtà: il Napoli si affaccia solitario alla testa della classifica. Non più il Napoli di Mazzarri e Cavani, ma quello di Benitez e Higuain, di Hamsik e Callejon, forse addirittura più forte. Stasera la Roma, impegnata nel «Monday night» a Parma dove Francesco Totti - che attende il patron Pallotta per rinnovare il contratto fino a 40 anni - ha già segnato sei volte in carriera, è chiamata a evitare la prima fuga stagionale. La prospettiva di due tecnici stranieri (Benitez e Garcia, ormai merce rara nella nostra serie A) al vertice dopo 270 minuti è suggestiva ma non sorprendente. Come non è sorprendente il gol dell'eterno Di Natale alla 300ª in A. Un altro messaggio dal sapore di azzurro.