Dani Alves toccata e fuga Ha ballato con la Signora senza festa Champions

Domenico Latagliata

Torino Se n'è andato così. Risolvendo il contratto che in teoria lo avrebbe legato alla Juventus anche nella stagione a venire. Senza enfasi. Ringraziando i tifosi bianconeri e chiedendo loro scusa se si sono sentiti offesi per certi suoi comportamenti e modi di fare genuini. Tipo strano, Dani Alves. Che a Torino ha ballato una sola stagione, tra incomprensioni, infortuni, qualche bella giocata condita da assist e gol, ma anche senza la Champions per cui era arrivato. Poi, alla fine di tutto, qualche uscita che proprio non è piaciuta ad Agnelli e a chi gestisce la Juventus: impossibile dimenticare l'intervista in cui invitava Dybala a lasciare Torino «se davvero vorrà migliorare», così come è parsa fuori luogo la foto postata su Instagram con le scarpe da gioco indossate nella finale di Berlino 2015 in cui il suo Barcellona aveva avuto la meglio su quelli che dodici mesi dopo sarebbero poi diventati suoi compagni.

Davvero strana, la sua esperienza torinese. Vissuta un po' giù e un po' su. Frenata da una frattura a un perone, poi rimessa in carreggiata anche in certi rapporti con i compagni che lo hanno pure esaltato («tecnicamente vale Messi», aveva detto Chiellini), non prima di averlo guardato come una sorta di extraterrestre per il modo in cui si era posto rispetto al solito aplomb sabaudo («quando sono arrivato, lo spogliatoio pareva un funerale», l'impressione non proprio benevola avuta dal brasiliano). La scintilla giusta, insomma, non è scattata. E la Juventus (che ieri ha annunciato di aver raddoppiato le dimensioni dello Juventus Store da 500 a 1000 mq, un investimento da 2,5 milioni di euro) lo ha salutato senza enfasi, indispettita da certi modi di fare e felice di poter risparmiare un ingaggio pesante. Termina la sua avventura in bianconero dopo una stagione, nella quale ha conquistato uno scudetto, una coppa Italia e raggiunto la finale di Champions. Ha collezionato 33 presenze, segnando 6 reti e confezionato altrettanti assist. 2700 i palloni toccati nei 2500 minuti nei quali è stato in campo e 68 le occasioni da rete create, 107 i cross scodellati e 57 i contrasti vinti. Questi i numeri principali della sua esperienza a Torino. Numeri, appunto. E basta. Senza passione né alcun trasporto, come invece era stato in tempi recenti per i vari Pirlo, Tevez ed Evra. Avanti un altro.