Darya e Yulia, due russe ai Giochi L'americana e la grande accusatrice

Klishina vive negli Usa, Stepanova prima a denunciare il caso

Vanni Zagnoli

Due russe vanno ai Giochi, almeno loro, ma senza rappresentare la Russia: come indipendenti, manca giusto il via libera del Cio. La strada è battuta da un totale di 136 atleti, i tempi tuttavia sono così stretti che difficilmente altri saranno iscritti.

Le privilegiate sono Darya e Yulia, vivono in America e la scelta è premiante, tantopiù oggi. Darya Klishina fa il salto in lungo, ha 25 anni e da 3 è in Florida. La mezzofondista Yulia Stepanova ha denunciato per prima il doping sistematico della più grande potenza dell'Est, partecipa in virtù dell'eccezionale contributo alla protezione e promozione degli atleti puliti, al fair-play, all'integrità e all'autenticità dello sport, peccato sia in forse per un piede infortunato.

La filiforme Darya è bionda e bellissima, viene seguita da 77mila followers su instagram e da 267mila fan su facebook, dove regala scatti anche delle vacanze. È iscritta perché non coinvolta nel fallimento del sistema antidoping russo. Si è sottoposta all'estero a controlli riconosciuti ufficialmente. Sui social ringrazia la Iaaf, prendendosi della nemica del popolo, addirittura della nazista: «Ma non sono venuta negli States un mese fa». Arriva da due titoli europei più un bronzo, fu facilmente oro alle universiadi 2013 di Kazan, può valere una medaglia.

Julia Rusanova (da nubile) ha 30 anni, nel 2009 conosce il marito Vitaly Stepanov, che lavora per Rusada, l'agenzia antidoping russa. Lui aveva studiato all'estero, inizialmente aiuta Julia a doparsi, al punto che viene fermata per due anni: anomalie nel passaporto biologico. «Ero 15'' più lenta della vincitrice del campionato juniores - raccontava l'ottocentista -, perché tante assumevano sostanze vietate. Prendeva steroidi anche il mio allenatore, Mokhnev, ex ostacolista: Guardami, mi disse, sono in forma e sano». Yulia allora ingerisce epo e anabolizzanti, induriscono i muscoli al punto di non poter correre per giorni e intanto conserva nel congelatore alcuni barattoli di urina pulita, per i test in preparazione.

Finchè con il marito racconta la rete di corruzione e illeciti estesa sino al ministero dello sport russo. Stepanov denuncia il doping anche nel nuoto, nei pesi e nel ciclismo, nel biathlon e nello sci nordico. Lei passa quasi due anni a filmare di nascosto atleti e tecnici, raccogliendo prove di doping in Russia. Il presidente Putin la chiama giuda, l'ex allenatore Mazarin traditrice, la coppia si trasferisce in Germania per evitare ritorsioni e sul campanello di casa scrive Muller, come se gli Stepanov fossero tedeschi qualsiasi. Da 10 mesi sono in Nordamerica, protetti dalla Wada, in un luogo ignoto. Anche a Rio, avranno bisogno di protezione.