De Biasi, un ct che meritava anche l'azzurro

di Franco Ordine

A desso Rike Roci e Irid Oxa, le due bellezze albanesi immortalate da fotoreporter e cameramen, possono farsi da parte. Finalmente. Perché il palcoscenico è tutto riservato alla nazionale d'Albania e al suo condottiero Gianni De Biasi, un baldo 60 enne che ha trasformato una selezione di anonimi o quasi debuttanti nel team rivelazione del girone più complicato, dominato virtualmente dalla Francia di Pogba. Il primo successo storico in un torneo è stato scortato da una gigantesca macchia rossa (trentamila tifosi tutti in rigorosa divisa) e suggellato dal premier con la promessa di un ricco gettone (1 milione di euro, mica noccioline) e di un passaporto diplomatico che testimonierà per sempre il merito acquisito sul campo. Per il capolavoro bisognerà attendere domani sera la sfida dell'Italia versus Irlanda per ricavare uno di quegli astrusi calcoli che consentirebbero addirittura la qualificazione agli ottavi tra le migliori terze classificate.

Gianni De Biasi è una persona allegra, competente e umile. È possibile, a volte, incontrarlo in un giardino fiorito dalle parti di piazza Udine a Milano, in compagnia di moglie e suocero, in versione tenerissima, assai diversa da quella del ct in panchina con il pieno di adrenalina in circolo che sferra un pugno di rabbia sul braccio del suo assistente Tramezzani. Il tecnico non è nuovo a questi exploit, gliene capitò uno a Modena molti anni prima, quando trascinò la squadra alla serie A. È anche finito, scoprendolo dai giornali, nella lista dei possibili successori di Antonio Conte e chissà perché poi, alla fine, la sua candidatura è stata messa da parte. Non certo per motivi anagrafici (Ventura è della stessa generazione), forse soltanto perché il trasferimento in Albania non gli ha procurato l'attenzione che invece avrebbe meritato il lavoro svolto. Già la qualificazione agli europei infatti ha avuto il sapore genuino dell'impresa, conseguenza di un impegno certosino da artigiano del pallone, poche interviste, zero riflettori puntati e qualche comparsata in tv (con Cielo) a commentare le sfide del giovedì sera dell'Europa league. Fosse diventato lui l'erede di Conte, magari lo avrebbero presentato come un carneade e anche per questo forse l'altra sera ha toccato il cielo di Lione con un dito.