De Boer, la strada è lunga. Anche il Palermo frena l'Inter

L'olandese è ancora in fase di studio. I nerazzurri vanno sotto, li salva Icardi su un'idea di Candreva

Milano - Lungo, complicato e pericoloso è l'attraversamento del deserto per l'Inter e il suo nuovo, discusso condottiero Frank de Boer che non merita di finire sotto processo. Un punto nelle prime due comode sfide del torneo, sono un fatturato disarmante che rischia di mandare in tilt Appiano Gentile e il suo nuovo proprietario, ieri in tribuna circondato da Thohir e dal presidente Tavecchio, che è di nota fede interista e che dovrebbe garantire la sua presenza anche in altre circostanze per apparire, come la carica prescrive, non di parte. L'uno a uno di ieri sera al cospetto del modesto Palermo, una sorta di babele calcistica allestita con l'intento di risparmiare e magari, come teme Ballardini, di rischiare la retrocessione, non è altro che la conseguenza di questa partenza macchinosa resa ancora più lenta dal cambio di panchina a dieci giorni dal via.

Spieghiamo meglio: già il nuovo sistema di gioco e qualche scelta inevitabile (Banega nella cabina di guida e il centrocampo) hanno fatto capire che l'olandese è sulla strada giusta. Ma ha bisogno di tempo per conoscere, capire, classificare e quindi allestire al meglio lo schieramento impreziosito da Joao Mario (presentato al popolo) e da Gabigol mentre Brozovic (parole di Ausilio) non è in partenza, solo Jovetic può finire a Firenze. Per esempio Candreva è un talento da sfruttare meglio. Eder a destra, per larghi tratti della sfida, non è proprio il massimo, come Medel mezzala ma questi sono dettagli che si possono limare e che non spiegano da soli l'impaccio trovato specie nel primo tempo e più tardi, dopo l'1 a 1 provvidenziale di Icardi, nel conquistarsi golose occasioni da gol per il sorpasso nel risultato. Anche la condizione fisica, invocata come attenuante contro il Chievo, non è la causa di tutti i tormenti interisti: ieri han corso e lavorato sodo a dispetto del grande caldo afoso di Milano e di San Siro (c'è stato bisogno del time-out nella prima frazione).

E allora cosa non funziona? Non è ancora una squadra l'Inter, i meccanismi sono da oliare, e le intese tutte da inventare perché non c'è più l'Inter dello scorso anno, capace di sfruttare, in modo cinico e spietato, il singolo errore del rivale per apparecchiare l'1 a 0 col quale andò in vetta al campionato e sembrò autorizzare sogni di gloria. Giocando maluccio, però. E alla fine il gioco paga. Qui si può ipotizzare il contrario ma c'è bisogno di tempo. E perdendo punti nella partenza, poi diventa ancora più difficile inseguire e rimontare la concorrenza, a dispetto di un calendario davvero amico, la prossima dopo la sosta è a Pescara.

Banega ha cercato per tutto il tempo di rammendare il gioco, ha toccato cento palloni, fornito suggerimenti, recuperato in difesa mentre Medel s'è mostrato il più attivo in attacco (sulla linea Andelkovic ha respinto un suo tiro a portiere battuto) e Kondogbia ha finito col procurare una crisi isterica di De Boer a causa di una serie di pasticci. Ci sono alcuni esponenti del gruppo non ancora in forma, come Perisic, ma anche qui non è la fine del mondo. Basteranno un paio di settimane. Invece Candreva, reduce dall'europeo, partito dalla panchina, appena arrivato ha procurato la palletta che Icardi (lasciato solo sul primo palo) ha trasformato nel golletto del pareggio. Di sicuro l'ex laziale è più adatto a occupare il binario di destra rispetto allo stesso Eder, a suo agio appena è passato a sinistra.

Il Palermo infine merita un elogio: Ballardini non ha granchè a disposizoione («Mi piacerebbe allenare Balotelli...», ha confessato), eppure con applicazione, coraggio e grazie a una deviazione galeotta di Santon, ha addirittura guadagnato il vantaggio che ha lucidato gli occhi dei 50 tifosi arrivati in curva sud.