Dopo De Rossi anche Malagò bacchetta Lotito "Non è indispensabile che ci sia sempre"

La polemica per il presenzialismo di Claudio Lotito nell’ambito della nazionale non si ferma, e dopo le parole di De Rossi, anche il n° 1 del Coni, Malagò cerca di porre un limite al Presidente laziale dichiarando "Ogni tanto si faccia da parte"

Lotito superstar e Malagò interviene

Secondo il presidente del Coni Giovanni Malagò, il patron della Lazio, Claudio Lotito, il cui presenzialismo ha dato il via a molte polemiche nell’ambito della Nazionale, deve osservare anche regole "non scritte", e farsi anche da parte in alcune occasioni. E’ questo il sunto delle parole del n° 1 dello sport italiano, che in qualche ambiente sono state interpretate come una vera e propria "bacchettata" nei confronti del Presidente biancazzurro.

D’altronde lo stesso Malagò, al momento della presentazione della candidatura di Carlo Tavecchio a presidente della Figc, fece una raccomandazione al candidato, riguardo alle "cambiali da pagare", intendendo tra queste proprio l’appoggio incondizionato ed ingombrante del patron laziale. In effetti Lotito non ha avuto cariche, ma la sua presenza si è notata ovunque, come nessun Consigliere federale prima di lui aveva fatto: dalla presentazione del nuovo CT, Antonio Conte, fino a quella sulla panchina della nazionale con tanto di tuta.

Dopo le parole di De Rossi, è intervenuto anche il DS giallorosso in appoggio al suo giocatore, dicendo che le cose espresse dal centrocampista romanista non sono "mai" banali e che quindi è giusto che siano ascoltate. Lotito non è certo stato solo ad ascoltare, ed ha replicato dicendo che la sua presenza in occasione delle gare della nazionale è prevista nel regolamento, e che non è mai stata comunque inopportuna od invasiva rispetto al normale svolgimento delle operazioni. Il presidente laziale ha parlato anche di dietrologia e di polemiche "sistematiche", che però, ha aggiunto, non modificheranno la sua visione del ruolo che ricopre.

Nello stesso tempo Lotito ha assicurato che i suoi pensieri, come quelli del Consiglio Federale, sono rivolti principalmente alle riforme che sono non più rinviabili.