Degno di Michael Johnson e più elegante del texano

di Oscar Eleni

C i ha pensato Usain Bolt a far mettere da parte le bottiglie giuste per Wayde van Niekerk mentre lo stadio Botafogo impazziva per lui e quasi non si accorgeva di aver visto un marziano fare la storia dell'atletica. Era felice, ma sapeva che prima del suo oro sui 100 metri la 31ª olimpiade aveva incontrato il fenomeno capace di cambiare la storia scritta nel 1999 da Michael Johnson sulla pista dei mondiali a Siviglia.

In tanti hanno trascurato lo splendido moro sudafricano di Città del Capo, vero figlio della nazione arcobaleno che sognava Mandela. Bolt non lo ha fatto perché sa che sarà lui il primo uomo a correre in meno di 43 secondi un 400 metri, il giro di pista dove alla fine sembra sempre che ci sia una salita e non vedi altro che ombre, mentre l'acido lattico avvelena tutto l'organismo.

A Rio ci è andato vicino e dobbiamo confessare che alla fine della corsa i più stanchi eravamo noi spettatori, proprio come ci capitò a Siviglia quel 26 agosto del 1999, dove il texano Michael Johnson aiutò tutti a sopportare il grande caldo andaluso. Johnson era la scommessa della nuova federazione mondiale che lo ammise senza passare dall'inferno delle qualificazioni statunitensi.

Van Niekerk il convitato di pietra, lo avevano messo nella corsia esterna, come il Lidell del 1924, doveva soltanto fare da spalla a James e al favorito Merritt. Johnson, a ginocchia basse, caviglie di ferro, girò in 43"18, lasciando ad oltre un secondo il brasiliano Parrela. Van Niekerk ci è sembrato più elegante ed armonico del texano nel finale di Rio. Per gli altri salita, per lui, più o meno stessa altezza (183-185) e peso (72-78) di Johnson passeggiata fra le stelle.