Il derby delle sorprese va alla Lazio costruita con acquisti al discount

Così il parsimonioso Lotito beffa l'Atalanta. Per Inzaghi jr 4° posto con sogni Champions

Roma - Non gioca bene come quella del primo anno di Pioli, perde tutte le partite contro le «big» e anche per questo non scalda il cuore dei suoi tifosi - anche ieri pochissimi sugli spalti dell'Olimpico - che la vorrebbero in grado di lottare con la Roma. Eppure questa Lazio messa insieme da Lotito con la solita parsimonia è un piccolo capolavoro di concretezza: vince tutte le partite che deve vincere, viaggia alla media di due punti tondi tondi e dopo venti giornate se ne sta ancora arrampicata lì, a ridosso della zona Champions, gomito a gomito con squadre che costano molti milioni di più.

Quello con l'Atalanta era una specie di spareggio tra le due sorprese di questa prima parte di stagione, e in un modo o nell'altro la Lazio se l'è aggiudicato rimontando i bergamaschi in una partita imperfetta, equilibrata, appassionante. Col senno di poi si può dire che Inzaghi non l'aveva preparata benissimo: era partito per giocare a specchio, con la difesa a tre e tanti centrocampisti dietro un'unica punta, ma dopo una ventina di minuti positivi i biancocelesti si sono ritrovati sotto (dormita della difesa, Bastos si perde Petagna che arriva solo davanti a Marchetti e lo infila) con l'Atalanta che da lì in avanti sembrava padrona della situazione. Una traversa di Luis Alberto era arrivata con una giocata estemporanea, mentre la capocciata del pareggio di Milinkovic-Savic - provvidenzialmente siglato in chiusura tempo - è stata decisiva ma meno delle mosse tattiche successive. Inzaghi, che nel frattempo si era fatto cacciare da Pairetto per proteste, ci ha messo altri dieci minuti della ripresa prima di rendersi conto che non aveva senso sacrificare Felipe Anderson chiedendogli di coprire tutta la fascia e lasciandolo lontano dalla porta avversaria. Perciò, dopo uno slalom del Papu Gomez stoppato da De Vrij e Marchetti, ecco Patric al posto di Luis Alberto, ecco la difesa a quattro in cui Bastos improvvisamente smette di sembrare scarso, ed ecco Anderson finalmente restituito a mansioni più logiche.

La partita è girata lì, anche perché Gasperini non ha saputo trovare le contromosse per arginare una Lazio finalmente razionale e ordinata. Il calcio di rigore che al 68' ha deciso la sfida è stato il prodotto di un'inversione di tendenza, oltre che una sciocchezza di Berisha che ha travolto Immobile in posizione defilata; e purtroppo per lui il napoletano è un rigorista migliore di Biglia. Gasp prima ha provato (invano) a raddrizzarla con gli ingressi di Paloschi e D'Alessandro, poi ha perso la testa e si è fatto cacciare anche lui. È uscito dal campo insultando Pairetto e anche a freddo è stato molto duro con l'arbitro: «Mi ha mancato di rispetto, ero poco fuori dell'area tecnica. Aveva espulso Inzaghi e ha voluto usare la par condicio.... Comunque abbiamo pagato le tre partite giocate in settimana, siamo andati bene nel primo tempo ma dopo il rigore di Immobile ci siamo disuniti».

Di tutt'altro umore Inzaghino, nonostante Milinkovic si sia divorato a più riprese il 3-1 e nonostante il «giallo» che costerà un'altra squalifica a Lulic. «È stata una grande vittoria e penso sia meritata - ha detto - purtroppo anche le altre vanno fortissimo e ora arriva il difficile». Che si chiama Juventus, domenica alle 12.30: quale migliore occasione per dimostrare che la sua Lazio può giocarsela anche con le grandi?