"Derby d'Italia? Sfida importante ma più per loro"

Conte: "Se vincono crescerà l'autostima. Successe anche a noi con il Milan, batterlo ci lanciò verso il titolo"

Ci sono momenti che rappresentano una svolta nella vita di ognuno. Per le squadre di calcio succede la stessa cosa e Antonio Conte lo sa bene. La sua Juventus, per esempio, ha ben piantato in testa quanto accadde il 2 ottobre 2011, sesta giornata di andata e il Milan di Ibrahimovic campione d'Italia allo Stadium: la Signora, reduce da due mortificanti settimi posti, non fece vedere il pallone alla truppa di Allegri e nel finale festeggiò due volte grazie alla doppietta di Marchisio. «Quel giorno la nostra autostima crebbe tantissimo - ha ricordato ieri l'allenatore bianconero - e capimmo che avremmo potuto lottare per il vertice. Di lì a vincere lo scudetto tanto avrebbe ancora dovuto accadere, ma davvero quello fu un giorno particolarmente importante. Ecco: l'Inter di oggi si trova più o meno nelle condizioni in cui eravamo noi allora. Ci affronteranno sapendo che, in caso di vittoria, avranno alla portata un bel salto di qualità».

Benvenuti al derby d'Italia, allora. Con la Juve che sa di essere forte, coccolata e invidiata. E che vorrebbe tanto fare in modo che l'Inter restasse nella cuccia, dopo le depressioni dell'anno passato: «La loro rosa però non era scarsa nemmeno allora - prosegue Conte - perché altrimenti non avrebbero vinto 3-1 in casa nostra togliendoci l'imbattibilità casalinga. Poi sono successe tante cose e il loro campionato è andato come è andato: adesso possono davvero ambire a un'ottima stagione, non hanno le coppe e Mazzarri potrà lavorare tutta la settimana sulla rosa e sull'aspetto fisico. Lo avevamo fatto al meglio anche noi: conosciamo la materia, insomma». Motivo per cui l'Inter diventa davvero squadra da tenere d'occhio, oggi e non solo: «Mazzarri ha dimostrato di essere un ottimo allenatore. La qualità del lavoro la dimostra chi innalza, magari raddoppiandolo, il valore della propria rosa: lui lo ha fatto a Napoli e non solo, quindi merita tanti complimenti. Sotto la sua guida anche giocatori come Hamsik, Cavani e Lavezzi sono passati dal rendere 7 a garantire 9 o 10: l'Inter è nelle mani migliori possibili e ha già un'identità riconoscibile, molto simile a quella del Napoli degli anni scorsi».
Lontani i tempi delle polemiche e delle frecciate, quindi. Solo miele. E un atteggiamento di grande considerazione nei confronti dell'avversario, «pronto ad alzare il livello dell'autostima. Dal punto di vista psicologico è una sfida molto importante soprattutto per loro: dovremo fare molta attenzione, ma nemmeno dimenticare che vincere magari domani avrebbe poco senso se poi perdessimo punti contro il Verona la settimana prossima».

Il solito vecchio discorso dei "tre punti che hanno tutti eguale valore": l'importanza della partita la detta comunque la tradizione e anche l'espressione facciale di Conte, arrivato alla centesima partita ufficiale con la Juve (compresa la squalifica) rimanendo sempre in testa al campionato. Lasciare la vetta della classifica per mano dell'Inter scoccerebbe forse doppiamente a gran parte dei tifosi bianconeri e con ogni probabilità anche a lui: «Non penso al turnover, ma ci aspettano sette partite ravvicinate e qualche ragionamento andrà fatto. Andranno in campo i migliori del momento, come sempre». Tradotto: Barzagli ha recuperato dalla tendinopatia e sarà al suo posto, Vucinic sta praticamente bene dopo la botta al ginocchio patita in nazionale ma qualche remora in più persiste. Nel caso cominciasse dalla panchina, spazio probabilmente a Quagliarella e non a Llorente, che il quotidiano catalano Sport ha anche ieri accostato al Barcellona con tanto di apertura a parlarne da parte del fratello-agente del giocatore: gennaio è lontano, ma mica poi tanto. E comunque tutto dipenderà dal feeling che Conte («Io in futuro all'Inter? Ho ancora un anno di contratto qui e sono felice: basta e avanza») riuscirà a instaurare con il Re Leone, rimasto finora ai margini con i suoi riccioloni biondi.