Il "derby" di Pochettino col bisnonno piemontese

Lo manda Bielsa, ha lanciato Kane dopo Callejon e ha riportato gli Spurs tra le grandi

La sfida contro la Juventus sarà un derby per Mauricio Pochettino, le cui radici familiari affondano proprio in Piemonte, da dove il bisnonno partì a fine dell'Ottocento per cercare lavoro nelle Americhe. Lo attendeva quello, duro, nei campi, e così è stato per tre generazioni, fino a quando Mauricio, che pure si era iscritto al corso di agraria, trovò la sua strada nel calcio. Oggi l'argentino è uno dei tecnici più quotati d'Europa, nonostante non abbia mai vinto un solo trofeo. Ma le bacheche non dicono tutto. Prima del suo arrivo, il Tottenham soffriva di un male oscuro che gli addetti ai lavori inglesi amavano definire flakiness, traducibile sia come friabilità che inaffidabilità. Ovvero una scarsa tenuta mentale che precludeva puntualmente qualsiasi grande obbiettivo, che nel caso degli Spurs era la qualificazione in Champions. Piano piano, Pochettino sta guarendo il Tottenham: 3° nell'anno del miracolo-Leicester e 2° la passata stagione era dal 1967 che gli Spurs non lottavano per il titolo - più una crescita costante anche in Europa dove, dopo i tentennamenti dell'anno scorso, il girone di Champions è stato superato in maniera sontuosa, superando in classifica anche il Real Madrid.

Maniaco del controllo a livello gestionale, Pochettino è molto meno rigido a livello tattico, dove ruota schemi e uomini secondo le esigenze. La valorizzazione dei giocatori è uno dei pezzi forti del suo repertorio. Tutte le attuali stelle del Tottenham gli devono molto. È stato lui a lanciare titolare Harry Kane preferendolo allo strapagato Soldado; con lui sono esplosi Dier e Alli, ma anche Eriksen arrivato un anno prima dell'argentino ha raggiunto vette di rendimento mai toccate prima. Nomi che si aggiungono a una collezione che include Callejon (ai tempi dell'Espanyol, quando Pochettino lanciò in prima squadra 23 canterani) e, nel Southampton, Lallana, Shaw, Chambers, Lambert, Clyne. «È un allenatore ma soprattutto una persona di classe mondiale - ha detto di lui Lallana - perché ti fa sentire un grande giocatore».

La Barcellona minore dell'Espanyol è stata la prima tappa del Pochettino allenatore, che per non forzare i tempi aveva iniziato come vice della squadra femminile del club catalano. È stato uno dei tanti consigli del suo mentore Marcelo Bielsa, l'uomo che lo ha scovato da adolescente in un paese argentino, Murphy, sperduto nel grande nulla, lo ha portato al Newell's Old Boys e, a soli 20 anni di età, lo ha trasformato nel pilastro della squadra, in campo ma anche fuori, come quando lo inviava a vedere le partite degli avversari chiedendogli di relazionargli movimenti, pressing, schemi, persino la fisionomia dei giocatori. Pochettino non è diventato un allenatore radicale e rivoluzionario come El Loco. Ma la stoffa è comunque di materiale pregiato.