Detti cavalca l'onda dell'oro: "Mi ha trascinato Federica"

Per Gabriele primo trionfo dopo i bronzi olimpici e iridati: "Superman? No, Gabry". E l'amico Paltrinieri finisce terzo

Missione compiuta. Gabriele Detti ce l'ha fatta. Superman ce l'ha fatta. «Però io mi giro solo se mi chiami Gabry», scherza lui felice di essere finalmente uscito dal cono d'ombra dove l'avevano infilato le sfortune di due anni fa con l'infezione che l'aveva privato dei mondiali di Kazan e un compagno di allenamento-amico che negli ultimi quattro anni aveva vinto tutto: Greg Paltrinieri. Che, per inciso, ieri non ha vinto e l'avrebbe tanto voluto.

Missione compiuta. Dopo il bronzo dell'altro giorno nei 400 stile fotocopia di quello di Rio 2016, «ma prima o poi la vincerò questa medaglia d'oro», aveva detto Superman, ecco il metallo più prezioso. Trionfo negli 800 che due anni fa erano stati di quel mostro misterioso di Sun Yang (ieri annegato in quinta piazza) davanti a Paltrinieri.

Il compagno che un anno fa a Londra aveva azzannato oro e record europeo proprio davanti a Gabriele e che ieri, dietro a Gabriele, si è visto sfilare anche il primato continentale. Superman l'ha messo nel costume insieme con l'oro (7'40''77) grazie a un finale da magia che da terzo l'ha portato in 100 metri a toccare per primo. «D'altra parte, dopo aver visto il rush di Federica, mi sono detto: se l'ha fatto lei, perché non dovrei provarci io...».

E sia. Tutti battuti. Argento all'ospite non atteso sul podio, il polacco Wojdak che ha impedito a Paltrinieri di replicare almeno il secondo posto mondiale di Kazan. «L'ho capito a metà gara che non sarei riuscito a vincere, non era stato in grado di accumulare il vantaggio necessario che serve a me nel finale, quando gli altri sprintano e io no... Comunque sono felice per Gabry, ha fatto una gara meravigliosa...», così Greg, visibilmente deluso. «Avrei scommesso alla vigilia su un oro dei miei ragazzi», ha raccontato con gli occhi lucidi Stefano Morini, il tecnico di entrambi e, al secolo, soprattutto zio di Gabriele. «E' stato bravissimo e la medaglia d'oro resta... Anche Greg ha fatto bene, e adesso sarà incazzato, ma l'ho visto disteso, sa di stare bene per i 1500». A contare veramente è però quel che ha detto Superman. «Non pensiate che questo oro mi renda meno fancazzista. Io resto tale, perché anche se macino 18 chilometri al giorno, questo è il mio approccio alla vita».

E allora è un attimo pensare a quegli strani casi della vita, quando nello stesso giorno un Paese acchiappa due ori tanto belli quanto diversi non solo nelle distanze, ma anche nelle persone dei campioni che li conquistano. Perché al successo insperato della calvinista del nuoto e dello sport e, suvvia, ammettiamolo, anche della vita, ha fatto da contraltare quello di un toscanaccio e livornese vero dalla battuta sempre pronta. Solo che poi il toscanaccio campione del mondo ha spiazzato tutti e con l'oro al collo è diventato calvinista: «Federica è unica. Federica l'ho guardata e mi ha ispirato in gara ma ispira tutti noi nel nuoto. E' infinita Federica. E al 700 per cento ci trascina con il suo esempio. Noi speriamo solo di riuscire in carriera a fare un decimo di quello che è riuscito a lei». Niente da aggiungere: è un'Italia che ha Fede.