Detti tutto di bronzo con il cuore

«Una mano dalle sofferenze passate. Negli ultimi 50m, solo muscoli e testa spenta»

Benny Casadei Lucchi

nostro inviato a Rio de Janeiro

Gli occhi dei ragazzi racchiudono emozioni. Lo sguardo dei ragazzi campioni molte di più. La cosa bella è che senza volerlo, sono pure generosi. Te ne regalano un po'. Succede dopo le loro imprese, succede quando li abbracci e mostrano la medaglia e pensi, per un solo attimo, che sia un po' tua e a cosa avresti fatto al loro posto. Cosa avresti pensato. Cosa avresti detto. Cosa avresti risposto a certe domande, suvvia, anche un po' stupidotte. Gli occhi di Gabriele Detti un respiro dopo aver conquistato il bronzo nei 400 stile libero erano e sono molto grandi e scintillanti. Per questo è stato molto generoso. Ha regalato tanti spicchi delle sue emozioni. Piccole verità che se solo i giovani leggessero e scoprissero, ma sai quanti campioni, oppure semplici bravi ragazzi in più avremmo?

«Sinceramente? Sinceramente, ai 300 metri, ho pensato 'vabbé, è andata, finita, peccato... Poi il cervello si è spento, i pensieri sono andati», poi i muscoli hanno preso il sopravvento sull'uomo, «e le gambe hanno iniziato a sbattere impazzite negli ultimi 50 metri». Persino lei, la gamba martoriata in un incidente in barca da ragazzino. C'è magia e forza e lezione di vita anche nella risposta che Gabriele offre quando gli chiedono conto di quel dramma lontano nel tempo e della gamba: «C'è, fa parte di me questa gamba. È lì, la vedo» e mentre risponde abbassa gli occhi e la guarda come un ragazzino fisserebbe un amico più basso. «Ma poi non ho avuto solo questo problema... penso all'infezione dello scorso anno, che mi è costata la partecipazione ai mondiali di Kazan. Però sento che tutto questo passato di difficoltà mi ha aiutato oggi, mi ha dato una manina in acqua quando tutti sono partiti a missile e io non ho perso la calma, quando ero ultimo fino a metà gara» e poi settimo e poi sesto ai 350 e terzo al tocco. «Sì, ho ricevuto una manina dalle sofferenze passate e una manona da lassù».

Gabriele regala emozioni anche quando ti getta idealmente in piscina con lui e «sì, ai 300 ho pensato addio a quei sogni, ma quando ho toccato e con me c'erano solo quei due, gli altri stavano ancora arrivando, allora ho capito di avercela fatta». Gli altri due sono Mack Horton, l'australiano che ha azzannato l'oro (3'41''55) e Sun Yang (3'42''68), il misterioso fuoriclasse cinese, campione olimpico dei 400 e 1500 stile a Londra. Fuoriclasse perché è suo il record mondiale dei 1500, la distanza di Greg Paltrinieri e dello stesso Detti. Misterioso perché non si è capito se farà la gara. «Gliel'ho chiesto, non mi ha risposto, ma credo di no» dice Gabriele, «e a giudicare da come si allena sulle distanze più brevi, ma...» dirà anche Stefano Morini, zio di Gabry e però allenatore suo e di Paltrinieri. Misterioso, Sun Yang, anche perché trovato positivo in passato.

Medaglia di bronzo e medaglia storica che arriva dopo altra storia, quella di sedici anni fa firmata Max Rosolino, Sidney, argento. «Cosa mi è mancato? Mi sono mancati 9 centesimi (3'43"49 il suo tempo). Quelli che mi avrebbero permesso di eguagliare il record italiano di Max. Però bene così. Anche lui me l'aveva detto: nuota e chissenefrega del tempo. Però, diavolo, io non posso regalare due secondi al via... dovrò migliorare la partenza». Spicchi di emozioni arrivano come pioggia quando lo chiama la mamma e lui risponde esattamente come un diplomato che esce dalla maturità e sa di essere andato bene ma è lì nel mezzo della compagnia e mica si può urlare «maaaaaaaaammmmmaaa sono felice». Si deve tenere un contegno... «Dai, salutami papà... no mamma non mi posso sbilanciare in un commento, ho settanta persone davanti... sentiamoci dopo».

Medaglia pesantissima perché, soprattutto, pronti e via esorcizza Londra 2012 e il naufragio del nostro nuoto annegato con al collo zero allori. «È da mesi che faccio scorrere il film della gara ed è stata diversa solo nel tempo, speravo mezzo secondo meno, ma non nel colore della medaglia. Obiettivamente era il massimo che potessi ottenere. E poi è una medaglia che arriva prima, molto prima che il suo amico e compagno di allenamento, Gregorio Paltrinieri, scenda in vasca per la sfida nei 1500 del 14 agosto. Per una volta la ribalta è tutta sua. «Se mi rispetterà di più? Se mi sfotterà e scherzerà? Ah, ci provi che gli do due schiaffi» ride sapendo quanto è stretto il loro legame. E sapendo che il 14, in vasca nei 1500, ci sarà anche lui: «Questa medaglia è il coronamento di una vita di sacrifici, ma non deve essere il punto d'arrivo. Ne sogno un'altra. Già in questa olimpiade».