Diavolo con la doppia vita il colabrodo diventa bunker

Il Milan ha una doppia vita. Adesso è ufficiale. In Champions, in Europa insomma, è tra le sedici reginette del calcio continentale, in Italia è una squadra con difesa colabrodo che arranca nelle retrovie. Forse ha ragione anche Riccardo Montolivo quando sostiene e ricorda che «il presidente Berlusconi è unico così come il suo carisma che è contagioso, ci ha dato sicuramente qualcosa in più la sua visita martedì a Milanello, speriamo venga più spesso» ma il confronto tra il rendimento in un torneo e l'altro risulta davvero eccessivo. Proprio una doppia vita. E non solo grazie, ad esempio, al cambio deciso da Allegri, fuori Mexes intervenuto nell'assedio finale, e dentro Bonera, che sta assumendo i gradi del leader difensivo. No, non può uno solo, con tutto il rispetto per il bresciano, frenato da una filastrocca di acciacchi incredibile, blindare una difesa che viene presa ad esempio negativo da tutti gli esperti e gli allenatori di grido. E allora di cosa si tratta? Si tratta di attenzione e tensione giuste, gli stessi requisiti richiesti da un giovanotto alle prime armi, De Sciglio capace di disarmare i lancieri finiti dalla sua parte, senza dover ricorrere a chissà quale impresa. Ecco perchè, allora, Allegri può alzare la voce, proprio come ha fatto ieri a Milanello, per reclamare lo stesso spirito anche in campionato. A Livorno come contro la Roma lunedì sera. Altrimenti la definizione di “lazzaroni“ è meritatissima e la promessa di prendere provvedimenti a fine torneo, una minaccia effettiva. E questo riguarda Abbiati, già decisivo a Glasgow, riguarda Zapata, riguarda persino Constant, preso di mira da San Siro per un paio di conclusioni in attacco che non sono certo la sua specialità.
Il secondo luogo comune smentito in modo pubblico riguarda il carattere del Milan e la maturità di Balotelli. Riprendiamo le parole di Montolivo, pronto a confessare d'aver vissuto «quei 70 minuti infiniti dopo l'espulsione», rinchiuso dentro gli gli spogliatoi, «avevo paura di non passare il turno e di aver così danneggiato il Milan e i miei compagni che invece sono stati straordinari». Già. Straordinari appunto come Mario Balotelli che prende il pallone e va sulla bandierina, per perdere tempo. Oppure sempre come Mario che torna a difendere sulla staccionata dell'area di rigore per respingere gli ultimi assalti dei lancieri senza commettere falli, senza perdere la testa, anzi tenendo la testa fredda nonostante una serie di colpi non proprio leciti. Allora Balotelli non è più lo sfasciacarrozze, il ragazzo viziato che non cambia mai, che è in rotta con Allegri. É vero, finisce sul taccuino dei cattivi, cartellino giallo, ma dopo cinque turni senza. Se il pari di mercoledì notte, con l'inespugnabile fortino di Abbiati, vale oro zecchino, è merito naturalmente del successo in Scozia e del rendimento complessivo, 9 punti in 6 partite, 8 gol fatti e 5 subiti. E si torna così alla doppia vita, con i soliti problemi di infermeria (El Shaarawy fermo di nuovo per l'infiammazione alla microfrattura: arrivederci a gennaio). Che non giustificano comunque la classifica deprimente del campionato. Anzi rappresenta un capo di accusa dal quale devono difendersi non solo contro Roma e Inter, le due tappe prima di chiudere il 2013.