Difesa a porte girevoli, il segreto di Mancini

Cambiando formazione ogni settimana il risultato non cambia: solo 7 gol subiti Rilanciati persino D'Ambrosio e Nagatomo

Al netto di Inter-Fiorentina 1-4, 6ª giornata, 27 settembre 2015, bambola epica, tentativo di difesa a tre e ultimo quarto d'ora senza Miranda, espulso per mani al collo di Kalinic, l'Inter nelle restanti dieci gare di campionato ha incassato tre gol. Uno dal Carpi, Di Gaudio al 36' pt, il secondo dalla Samp, Muriel al 6' st, il terzo dal Palermo, Gilardino al 21' st.

Adesso la difesa nerazzurra sale sulla macchina del tempo e viene paragonata a quella euromondiale di Helenio Herrera. Ma quella epica formazione era blindata anche nei protagonisti che ancora oggi si recitano come un mantra: Sarti, Burgnich, Facchetti, Bedin, Guarneri, Picchi. Oggi no, Mancio.2 mette al momento giusto quelli che servono. Sabato ad Appiano c'è stato un segnale quando gli è stato chiesto se confermava gli esterni Santon e Juan Jesus: «Vorrei dirti di sì - il Mancio -. Ma se poi cambio idea? Comunque sì, penso di sì». D'Ambrosio ha detto di aver saputo solo domenica mattina che sarebbe partito titolare, era all'esordio in campionato: «Le scelte del tecnico vanno sempre rispettate - ha detto il napoletano-, il nostro compito è metterlo in difficoltà dando il massimo». Danilo D'Ambrosio era uno di quelli in lista, ufficiale, non è partito in quanto non sono arrivate richieste ritenute adeguate. Discorso analogo per Yuto Nagatomo: «Siamo sempre tutti pronti», ha detto il giapponese, fino a sabato solo 11' con il Carpi. In questo rewind forzato, si legge il percorso del Mancio a partire dall'11 luglio a Brunico, quando c'era l'80 per cento dei giocatori in lista cessioni, e prima uscita contro lo Stuttgarter, terza divisione tedesca. Handanovic è il collante tra passato e futuro, lo scorso anno l'Inter ha chiuso la stagione con 48 reti subite, anche per lui in caso di offerta decente se ne poteva parlare, è evidente che la difesa colabrodo è il primo problema da risolvere. Quel giorno con Montoya, Ranocchia, Juan Jesus e D'Ambrosio, incassa tre gol, ne incassa altri due dal Carpi, stessa difesa con Di Marco al posto di D'Ambrosio infortunato. Durante la tournèe cinese l'Inter perde 1-0 con Bayern e Milan, con i tedeschi al centro compare per la prima volta Murillo, acquistato a dicembre e miglior giovane della recente coppa America. La mazzata arriva con il Madrid a Guanghzou, tre reti, Handanovic in porta poi il Mancio li prova tutti, Montoya, Santon, Ranocchia, Murillo, Andreolli, Juan Jesus e Nagatomo, assenti solo gli infortunati D'Ambrosio e Dodò. Non sa chi si ritroverà alla prima di campionato, c'è da lavorare, contro il Galatasaray gioca la prima Miranda, 64' al fianco di Murillo, ha firmato due giorni prima, dicono che l'ex Atletico sia a fine corsa, è all'Inter per raccattare l'ultimo ingaggio. Finalmente con il Bilbao arriva la prima senza subire reti, la coppia Murillo-Miranda fa vedere qualcosa di buono e anche Mancini inzia a trovare un centro di gravità della difesa. A metà agosto nuovo passo indietro al trofeo Tim, ad Ancona il 16 agosto seconda senza reti contro l'Aek, una settimana dopo inizia il campionato, fine della giostra.

Adesso si pontificano le mancate cessioni, l'acquisto di Miranda e il feeling con Murillo. Santon, D'Ambrosio, Nagatomo, Ranocchia e Juan Jesus non sono nè riserve nè titolari, senza dimenticare Telles e Dodò. L'unico di cui si sono perse le tracce è Montoya, ma se entra in forma rischia di giocare. E perfino del caso Icardi si fa fatica a parlarne.

Commenti

Pattissimo

Lun, 02/11/2015 - 11:39

Il segreto di Mancini non è tanto nelle difesa a porte girevoli, quanto nei numerosi acquisti azzeccati effettuati. Chi è arrivato è meglio di chi se ne andato (al contrario di quanto è successo alla Juve invece!). E poi Mancini è un ottimo elemento e sa cosa fare.