Campedelli, che domenica a pranzo con la "sua" Inter

Contro i nerazzurri il sogno di un presidente interista nel cuore. "Se battessimo i nerazzurri? Difficile..." Maran invece è ottimista

C'è stato un momento che se l'è vista brutta e stavano per venderglielo. A tenersi il Chievo si è convinto da solo perchè la mamma, il fratello Piero, anche il commercialista e perfino il papà che se n'era andato da un pezzo, erano tutti d'accordo: «Luca, vendi». Era già una decina di anni che faceva il presidente del quartiere e ne aveva viste abbastanza. Sono passati altri dieci anni e Luca Campedelli è ancora lì e se qualcuno lo guarda come il figlio povero che sferraglia nel retrobottega della serie A lui non si offende: «Avevo già chiuso con Didier Drogba, poi la Lazio non mi ha preso Eriberto e Manfredini e non mi sono entrati i tre miliardi per l'ivoriano. Anche Ibrahimovic poteva venire qui e quando mi hanno offerto Cavani non c'ho creduto, potessi tornare indietro sarei pronto a spendere il doppio».

Se il Chievo è un sogno, il suo presidente è il cavaliere che smanetta contro i draghi mentre la fanciulla gli urla di stare attento alle fiamme dell'inferno: «Arriva l'Inter...Adesso hanno costruito una squadra davvero solida. Cosa mi auguro? Spero di reggere l'urto e poi spero che non ce ne facciano troppi. Se sono sempre interista? Sì, la definisco una malattia genetica che il padre trasmette al figlio».

Arriva l'Inter e per una volta il Chievo ha tutto da perdere: «Sarebbe incredibile batterla e trovarci in testa alla classifica - ha detto Rolando Maran che a differenza del suo presidente scansa il profilo basso -. Se siamo riusciti ad eguagliare la partenza del Chievo di Delneri è motivo di orgoglio, ma la classifica ora è meglio non guardarla».

Il Mancio a Verona con il Chievo ha fatto i suoi primi tre punti da quando è tornato in Italia, era il 15 dicembre, superHandanovic, Guarin sul mercato e Inter undicesima in classifica, 2-0 con Kovacic e Ranocchia, il primo è a Madrid, l'altro magari oggi si ripresenta: «Sì - dice Mancini-, è una possibilità». Ma tutto fa pensare a un nuovo utilizzo di Medel nel ruolo di centrale difensivo, perchè Miranda e Juan Jesus sono convalescenti ed è meglio lasciarli stare, e poi perchè il cileno è un fido e il Mancio gli troverà sempre un angolo per metterlo. Potrebbero stare fuori Kondogbia e Jovetic, Mancini ha lì tanta di quella gente che più che cambiare modulo per non dare riferimenti agli avversari, può cambiare cinque o addirittura sei elementi a partita senza spostare la valenza della squadra: «Preferisco avere problemi di abbondanza, del resto tutti sanno cosa devono fare». Intanto Palacio, su richiesta specifica di Carlitos Tevez che lo vuole al Boca, e Andrea Ranocchia nei radar del Monaco, a gennaio potrebbero snellire il gruppo perchè l'Inter ha bisogno di fare cassa e Mancini lo sa. Oggi lui più di Maran ha tutto da perdere, un pari sarebbe una ricaduta, giù legnate, l'Inter torna pazza e il campionato senza un padrone. C'è un dato storico che mette in allarme, è la nona volta che l'Inter dopo tre giornate si trova in testa e solo una volta ha vinto il titolo. Questa edizione però è altra cosa, ha ragione Campedelli, Thohir e il Mancio hanno costruito una squadra davvero solida, tanto che quando è stato chiesto che ripercussione potrebbe avere l'allontanamento di Fassone, qualcuno ha pensato a Juan Jesus o a Icardi...: capirai che scossone!. Tre vittorie con un solo gol di scarto ma tanta materia: «Il derby fa parte del passato - ha detto Mancini -. Non ci stiamo più pensando».

Intanto oggi Luca Campedelli sarà lì al Bentegodi, senza Erick Thohir e senza Massimo Moratti a New York con la signora Milly: «Sono uno dei presidenti più longevi della Serie A? Vuol dire che sto diventando vecchio».