Disposti a tutto per un difensore

Stones, Bailly, Bonucci, Romagnoli: dal Chelsea al City follie per averli

Luca Talotta

Pochi, buoni e costosi. Nell'annata dei trasferimenti record di Pogba al Manchester United ed Higuain alla Juventus, è la folle estate dei difensori a farla da padrona. Trattative, prezzi dei cartellini altissimi e spesso quotazioni decisamente fuori mercato, per dei giocatori a volte di prima fascia, altre volte vere e proprie scommesse: da Stones a Bonucci, fino a Bailly, Koulibaly, Romagnoli e Hummels. Nomi pochi, soldi da spendere tanti.

E d'un soffio viene spazzato via il ricordo, ormai dal sapore nostalgico ai più, dei trasferimenti record di Nesta al Milan e Thuram alla Juventus, rispettivamente per 60 e 80 miliardi delle vecchie lire. Intervallati, sempre nei primi anni del millennio appena iniziato, da quel Rio Ferdinand che lasciò il Leeds per il Manchester United dietro indennizzo, allora, da primato: 92 miliardi.

Briciole se il tutto viene paragonato alle cifre che girano oggi in sede di calciomercato. Perché tra affari conclusi e altri che si vorrebbero e potrebbero chiudere, di soldi ne girano davvero parecchi. Ma difensori di alto livello, in giro per il mondo, ce ne sono sempre meno, veri pezzi pregiati all'interno di un museo. Con i relativi costi degli stessi che lievitano, mascherati da novelle Gioconda (Raiola docet) da vendere a peso d'oro dietro una logica molto semplice: se vuoi acquistare buoni difensori devi pagare tanto.

Sarà anche per questo che quest'anno il Manchester City di Guardiola ha fatto il diavolo a quattro per portare, all'Etihad Stadium, John Stones: il 22enne centrale dell'Everton è costato 56 milioni di euro (bonus esclusi), superando di gran lunga anche quel David Luiz che, per lasciare il Chelsea e andare al PSG nel 2014, costò ai francesi 50 milioni (sempre senza bonus). La differenza, però, è palese: al tempo della sua cessione il brasiliano aveva già vinto un campionato e due Coppe di Lega portoghesi, una FA Cup, una Champions League, una Europa League e una Confederations Cup. John Stones, per ora, ha alle spalle tre buoni campionati con la maglia dell'Everton e nulla più.

Il gioco al rialzo è trascinato soprattutto dalle folli quotazioni e proposte che provengono dall'Inghilterra: alla già citata spesa record per Stones bisogna aggiungere le mega-offerte a firma Chelsea sparse per il globo. Club che ha provato a prendere, nell'ordine, Bonucci (60 milioni), Koulibaly (55) e Romagnoli (35), ricevendo sempre risposte negative. Senza dimenticare i 38 milioni spesi dal Manchester United per Eric Bailly, 22enne di belle speranze con solo una Coppa d'Africa vinta alle spalle; in Germania sono i 35 serviti al Bayern Monaco per portare alla corte di Ancelotti Mats Hummels a spiccare, mentre ne ha spesi 30 il Barcellona per Umtiti.

Cifre alte, a volte esagerate, per giocatori che ancora devono dimostrare tutto il proprio potenziale. A contorno, però, ci sono presidenti e agenti che sfruttano il momento contingente di mercato per monetizzare al massimi propri gioielli. Sperando che un diamante non diventi subito uno zircone.

Commenti
Ritratto di lucavelasco

lucavelasco

Ven, 26/08/2016 - 11:54

Salary cap e luxory tax sarebbero un buon orientamento per stabilizzare i bilanci. Il principio di merito e responsabilità dirigenziale sarebbe un terzo criterio auspicabile. Il Sassuolo insegna come si fa a diventare la quarta squadra pur in una melma legislativa come quella del calcio italiano.