Djokovic vale doppio per togliere al fratellino l'"inferiority complex"

Nole partner di Marko, caduto in depressione per il peso del cognome. E finito al n° 329 Atp

Sergio Arcobelli

Ci sono cime, vette, altezze che per alcuni giocatori risultano difficilmente raggiungibili. Lo sa bene, anzi meglio di tutti, un fuoriclasse come Novak Djokovic. Il 31enne serbo, in questi anni, tra gli alti (tanti) e i bassi (pochi), ha fatto incetta di trofei e vinto tutti e quattro gli Slam, per un totale di 14. Insomma, un traguardo che risulta possibile solo per pochi eletti. Peccato che in casa Djokovic non sia tutto rose e fiori. Infatti, dietro ai successi di Nole, c'è la storia del fratello Marko, anche lui tennista, che è caduto in depressione. Vuoi per gli scarsi risultati, vuoi per la pressione di quel cognome sulle spalle, fatto sta che più la stella di Nole risplendeva nel firmamento mondiale e più l'anima e il cuore di Marko andava a pezzi. Ci ha pensato lo stesso Nole Djokovic, da buon fratello maggiore, a convincere Marko ad aprirsi e a raccontare il proprio malessere interiore, anziché farsi battere dalla depressione e dai cattivi pensieri. «Non riuscivo a vivere ha rivelato Marko -. Non avevo amici, mi ero chiuso in me stesso. Grazie a Nole ho capito quanto sia importante l'amore di mio padre, di mia madre e dei miei due fratelli». Già, perché ci sarebbe pure un terzo Djokovic, il più piccolo, di nome Djordje, che a 23 anni ha già appeso la racchetta al chiodo anche lui schiacciato dalla pressione.

Ma dietro quegli occhi di ghiaccio, c'è un lato tenero in Nole. Difatti, una settimana fa insieme al fratello Marko si è iscritto nel tabellone di doppio del torneo di Doha: dopo aver chiuso il 2018 in bellezza, i due fratelli, che Novak ha ironicamente ribattezzato Dreamkovic Team, si sono fermati a un passo dalla finale. Una finale che avrebbe avuto un sapore deliziosamente celestiale, anche perché sarebbe stata la prima in assoluto della carriera del fratellino.

Ma è anche vero, come è giusto che sia, che Nole ambisca a tanti altri traguardi in singolare. Dopo la clamorosa sconfitta al Roland Garros contro il nostro Cecchinato che di nome fa pure lui Marco, ma è soltanto una coincidenza , Novak Djokovic ha inanellato trionfi in serie a Wimbledon e Us Open, riprendendosi lo scettro di numero uno. Nella stagione appena cominciata il serbo va «a caccia di tutti gli Slam», a partire dall'Australian Open al via nella notte di domenica e nella quale parte certamente con i favori del pronostico. Il fratello Marko, invece, che si trova lontano anni luce nella classifica mondiale è il numero 329, ed è ancora a secco di titoli Atp contro i 72 vinti da Nole -, a ventisette anni è oramai al bivio di una carriera che non ha alcuna intenzione di decollare. A meno che non sia proprio Nole a convincere Marko della fattibilità di un'impresa che si rivelerebbe straordinaria: quella di alzare le braccia al cielo in segno di trionfo assieme a una persona del medesimo sangue. Questa è la storia dei Djokovic: due fratelli, stesso dna eppure cosi diversi, in un film che è una lettera d'amore e di speranza.