Dnipro-Siviglia, la finale degli opposti

Ucraini cinici e compatti, spagnoli dominanti e spettacolari. Emery cerca il bis

Tre è il numero chiave della finale di Europa League in programma stasera a Varsavia tra Siviglia e Dnipro. Tre sono infatti le finali del trofeo disputate, e vinte, dagli andalusi negli ultimi dieci anni ('06, '07, '14), così come tre sono i successi di compagini ucraine in Europa (2 Coppe delle Coppe per la Dinamo Kiev, una Uefa per lo Shakhtar Donetsk) su altrettante finali giocate. In apparenza Siviglia e Dnipro sono due squadre agli antipodi: dominanti e spettacolari gli spagnoli, forti di una campagna europea da rullo compressore, con 26 gol segnati in 14 partite e l'unica sconfitta rimediata ai gironi contro il Feyenoord con la qualificazione già in ghiaccio. Gli ucraini invece fanno del cinismo e della compattezza la loro arma migliore, segnano poco (media-reti di 0.93 a partita), non giocano bene ma fanno giocare peggio gli avversari.

Il bomber del Siviglia, il compaesano di Shakira Carlos Bacca, segna a raffica senza mai disputare una partita intera; quello del Dnipro, Seleznyov - giustiziere del Napoli - gioca solo perché la punta titolare, Zozulya, è ko. Eppure tra Siviglia e Dnipro esistono insospettabili affinità. Il vivaio, ad esempio, vero motore di entrambe le squadre: gli ucraini hanno 12 elementi in rosa provenienti dalle giovanili, tra i quali la stella Konoplyanka, il giocatore più tartassato di tutta l'Europa League (45 falli subiti); per gli spagnoli il vivaio ha rappresentato, assieme allo scouting, l'ancora di salvezza per non affogare in un oceano di debiti, grazie ai 141 milioni di euro incassati nelle ultime due stagioni dalle cessioni di giocatori. Siviglia e Dnipro sono legate anche da Juande Ramos, l'uomo che ha dato il via - assieme al ds Monchi - al Siviglia formato Europa, vincendo la prima Coppa Uefa del club nove anni fa. Ed è stato sempre Ramos a trasformare il Dnipro in una squadra di respiro internazionale, centrando la scorsa stagione un 2° posto in campionato che mancava da vent'anni, prima di cambiare aria a causa dell'instabile situazione ucraina.