«Dobbiamo sbloccarci E poi questa Inter conquisterà pure Thohir»

nostro inviato ad Appiano G.

Ha imparato l'arte della pazienza dal nonno pescatore. «Lui pesca, io guardo e mangio il pesce». Sorride sotto occhiali che fanno tanto intellettuale. Guarda fuori, la neve cade su Appiano. Racconta le passioni: «Mare e sole». E sospira. «Vede, così mi viene nostalgia di Capo Verde. Qui nevica, là ci sono 25 gradi: ho appena guardato il meteo. Mi manca il mare». Rolando fa Jorge Pires da Fonseca, figlio di Capo Verde, dieci isole nell'Oceano Atlantico dove i Fonseca abbondano. Naturalizzato portoghese, stangone che oggi se la passa nel mezzo di un'area di rigore. Ma la passione lo avrebbe portato al basket. «Poi ho deciso». Meglio le sportellate con i centravanti alla Llorente. «Magari chissà, nel basket sarei finito nella Nba». Qui è finito in Italia, come le pare?
«Bellissima impressione, quella che mi aspettavo da sempre».
Si, ma il calcio italiano?
«Diverso da quello portoghese: si pensa tanto al dettaglio. È calcio più pensato».
Voi siete più talentuosi?
«No, anche qui c'è talento. Parlo della mentalità: in Portogallo si pensa a fare bel calcio. In Italia si curano i dettagli: conta solo vincere».
E qui all'Inter c'è più pressione che altrove?
«Perché mai? Ho giocato nel Porto e lì dovevi vincere sempre e per forza».
Mazzarri ha detto che gli sembra più dura di quanto pensava...
«Magari lo dice perché l'Inter, poco tempo fa, ha vinto il Triplete e tutti se lo ricordano. I tifosi vogliono vincere sempre e l'Inter ha una storia bellissima e vincente».
Che tipo è Mazzarri?
«Mi ricorda Jorge Jesus il tecnico del Benfica: stesso modo di lavorare, stessa cura dei dettagli. Mazzarri ha forte senso tattico, è un perfezionista, ci vuole perfetti».
Anche a lei sembra più dura...
«L'anno scorso la squadra non è andata bene. Sapevo sarebbe stato difficile. Però mi attendo un bel finale di stagione».
E ora c'è la Juve....
«Squadra che vince sempre, la migliore in Italia. È affiatata, stessi calciatori da anni, squadra già fatta».
E lei se la vedrà con Llorente...
«Lo conosco da Bilbao. Ha cominciato male ma ora ha dimostrato di essere un grande calciatore. Ma se parlassimo dei singoli staremmo qui tutto il giorno. Conta la forza della squadra».
Tevez e Llorente, insieme, sono una bella coppia?
«Certo, 20 gol in due. Tutto va bene finché segnano insieme».
Preoccupato?
«Andiamo a giocarcela... Serve vincere, mi interessa prendere tre punti che ci mancano. Magari con un gol mio».
Lei è forte di testa, contro il Catania quasi...
«Un gol come viene, anche con lo stinco».
Non sono un po' tanti 23 punti di differenza?
«Sono tanti. Noi ci aspettavamo di farne di più. Qualcosa abbiamo sbagliato, qualche infortunio. Ora giochiamocela partita per partita».
Un difensore della Juve che le piace in particolare?
«Li conosco poco, ma sono i difensori della nazionale: fortissimi».
In Italia le difese non sono più così ferree...
«I difensori sono di qualità, ma gli attaccanti sono molto forti, hanno proprio il gol facile: merito loro».
La difesa interista non si distrae un po' troppo?
«In difesa devi stare concentrato 95 minuti: è tosta. Capita qualche sbandamento. Se sbaglia un difensore si vede subito: arriva il gol. Si vede meno con centrocampisti o attaccanti».
Eppure l'Inter aveva cominciato bene...
«Sì, appunto, tutto veniva naturale. Poi si è persa un po' di fiducia e tutto è più difficile».
La squadra deve sbloccarsi?
«La sfida con la Juve non è la più semplice per sbloccarsi. Ha segnato 51 gol, ne ha subiti 15: capirà!».
Chiudiamo con due extraterrestri: Thohir sembra ancora su Marte, viene da un paese calcisticamente lontano...
«Per loro il calcio è diverso, ma il calcio penetra dovunque. Lui vuole far bene e dare una mano alla società. Vedrà che imparerà tutto sul pallone e diventerà il tifoso numero uno. Il calcio ti prende 24 ore su 24: anche Thohir verrà preso dalla grande passione».
Ma domenica, a Torino, si sentirebbe più tranquillo con Cristiano Ronaldo?
Sorriso. «È il più grande del mondo, certo che mi piacerebbe averlo qui con noi. Ma guardi, non pensavo che Palacio fosse così forte. E Milito sta tornando».