Il dolore di papà Nicola Mister che ci allena ad essere veri genitori

Il tecnico del Crotone: «Ale, tutto questo è per te Avrei voluto prenderti per mano e festeggiare...»

Salvezza. Si fa presto a dire. Si fa presto a scrivere. Senza pensare. Davide Nicola ha portato a salvezza il Crotone. Impresa eroica. Imprevista. Salvezza. Davide sa bene che cosa significhi la salvezza. L'ha sperata per suo figlio Alessandro portato via a quattordici anni, dopo uno scontro, un incidente stradale. Non ce la fece Alessandro. Non ce la fece a salvare il figlio suo, Davide. Da quel giorno la vita è stata un'altra. Una sopravvivenza. Una esistenza che ha perduto una voce, un respiro, il futuro. Nel giorno dei canti e dei balli, della gioia calabrese per la squadra che resta in serie A, tra i grandi, contro le grandi, Davide ha scritto ad Alessandro. Parole di un padre vittorioso sul campo ma battuto dal destino, il tormento per la perdita, feroce e precoce, di un figlio.

Non lacrime strazianti, non commozione di popolo. Il lutto viene elaborato nel tempo, resta comunque il buio.

Il calcio ha le sue riserve indiane di emozioni non manifeste ma profonde, non necessariamente collettive, come prefiche attorno al campione che si ritira. Stavolta non ci sono lacrime ma parole, la luce si è spenta non nello spogliatoio ma in una casa. Davide Nicola ha scelto la strada di una lettera, una soluzione antica ma che resta memoria scritta, ferma. Un dolore, il suo, uguale a quello sofferto, ancora oggi, da Giovanni Galli che, sempre per un incidente stradale, si vide portar via Niccolò. Non c'è una spiegazione. Non c'è una soluzione. La morte di un figlio non fa parte della storia ma soltanto della cronaca, maledetta cronaca che non vorresti leggere mai con il tuo cognome, con il suo nome.

Dopo la grottesca commedia dell'Olimpico di Roma, questa è un racconto di strazio vero, affrontato con una carezza, guardando le nuvole in cielo, sognando che da quelle possa arrivare una risposta. Una preghiera, quasi, nel nome del padre e del figlio, assieme, in silenzio mentre, attorno, la festa pitagorica è maestosa, Natale e Pasqua assieme. Davide Nicola è uscito dalla folla chiassosa, si è messo da parte, insegnandoci che esiste ancora qualcuno che possa scrivere amore principiando uno scritto a chi non c'è più. Amore in mezzo all'odio quotidiano, all'insulto sguaiato, alla volgare bestemmia. Non si vive di solo calcio. La salvezza è restare in A ma, soprattutto, riuscire a salvarsi dall'onda nera che ci assedia, ci sfiora, ci travolge. Una buona lezione, caro Davide. Non hai spiegato la tattica, le ripartenze, la densità e gli schemi su palla inattiva. Per un attimo hai fermato il treno folle che sembra non avere stazione di arrivo, anzi viaggia verso un binario morto.

Grazie Davide Nicola. Hai imparato a fare l'allenatore. Ci ha insegnato a essere un padre.