Donadoni, è lui il «bello» del calcio

di Franco OrdineI l bello del calcio può diventare un giro intorno a Roberto Donadoni, appena insignito del premio Facchetti e non certo per uno scudetto vinto o una coppa alzata al cielo. Il bello del calcio è giusto appunto il titolo del premio stesso che sta sulla sagoma di Dunadun (definizione ai tempi di Milanello) come un vestito su misura. C'è voluto il calvario del Parma e il comportamento di questo signore per far conoscere al calcio italiano ciò che pochi immaginavano del bagaglio umano e professionale di Roberto Donadoni. «Sarebbe stato facile scappare ma scappare sarebbe stato da vigliacchi»: quella frase, semplice ma non banale per la tribù italiana, scolpita a bassa voce e pronunciata nei giorni bui in cui il Parma calcio affondava tra i debiti, è diventata il suo nuovo biglietto da visita. E da quel giorno persino l'allenatore Donadoni ha ricevuto, da giornali e tv, un altro trattamento. Ecce homo, hanno chiosato. Il nostro, caro, inimitabile Dunadun che Berlusconi ribattezzò «luci a San Siro» e Sacchi considera persino «più utile e più funzionale al suo Milan del Kakà di Ancelotti», è stato spesso giudicato per l'apparenza invece che per la sostanza, per il silenzio rispettoso e il profilo riservato invece che per il lavoro eseguito. Specie quando cominciò la sua avventura da allenatore sulla panchina del Livorno oppure quando arrivò dalle parti di Napoli, o ancora quando, con la sua Nazionale, agli europei targati 2008, tornò a casa per un rigore sbagliato (Di Natale) senza aver perso dalla Spagna che poi vinse il titolo e venne liquidato brutalmente al pari di abusivo qualunque. Da calciatore come da tecnico, Roberto Donadoni è stato sempre un monumento alla semplicità che si fa prodigio, seguendo gli insegnamenti ricevuti in casa a Bergamo o sul campo della parrocchia inseguendo il puro divertimento invece che la gloria e il soldo facile. E anche adesso che a Bologna sembra essere riuscito a rimettere in sesto una squadra allo sbando, 6 punti in una settimana, «c'è uno spogliatoio sano» la sua ricognizione, deve aver stupito la sua normalità. Non si da arie da mago o apprendista stregone. E infatti nell'attesa della Roma, stasera, per stemperare tensioni e ansie, è possibile vederlo passeggiare per il centro di Bologna per un tè e una brioche, visitare palazzo D'Accursio, che è poi il municipio di Bologna e qui, riconosciuto dai messi, accompagnato nella stanza del sindaco per un saluto e il benvenuto.

Commenti

Maurizio Fiorelli

Dom, 22/11/2015 - 18:15

Come lo avrei visto bene al Milan dandogli il tempo che serve per allestire una squadra. Dopo aver condannato senza ragione Allegri una caterva di illusioni perdute correndo dietro a dei troppo giovani ex mentre una persona seria come Donadoni non la sié neppure interpellata. Peccato!