Dovi, buona anche la seconda La Ducati dà lezione in Spagna

Il romagnolo dopo il Mugello vince anche a Montmelò Ora è 2° nel mondiale a -7. Rossi è 8°: «Servono novità»

Non c'era niente di casuale nell'exploit di Dovizioso al Mugello, non si era trattato della classica giornata in cui tutto fila per il verso giusto. La conferma arriva a una sola settimana di distanza e su un circuito completamente diverso, che negli ultimi anni era sempre stato ostico sia per Andrea che per la Ducati.

La «rossa» non vinceva al Montmelò dal 2007, l'anno in cui Stoner portò a casa il mondiale, e non si aggiudicava due gare di fila dal 2010 (Aragon e Motegi, sempre con la firma dell'australiano). Nei piani della casa di Borgo Panigale a raccogliere l'eredità di Casey doveva essere Lorenzo, ingaggiato a suon di milioni per tornare a vincere il titolo, e invece adesso si scopre che il cavallo buono può essere Dovi. Lui dice che non ci pensa («la classifica è una sorpresa, abbiamo ancora dei difetti da correggere per puntare così in alto»), però intanto approfitta della giornata nerissima della Yamaha, segna altri 25 punti e ora ha Viñales a sole 7 lunghezze.

Come temevano un po' tutti a stabilire le gerarchie sono state le gomme e la loro gestione su un asfalto vecchio che le ha letteralmente massacrate. Ha pagato il lungo lavoro svolto prima nei test e poi nei due giorni di prove. Se nel Gp d'Italia Dovizioso era riuscito a trionfare quasi snaturandosi, dando per una volta retta all'istinto, ieri la vittoria è stata il frutto della sua qualità migliore: il ragionamento. «Per 15 giri praticamente non ho spinto - ha spiegato Andrea che infatti ha aspettato che ne mancassero 8 prima di sferrare l'attacco decisivo a Pedrosa -, poi una volta in testa ho provato ad allungare ma non ne avevo. Per fortuna però neanche gli altri. È stato un week end strano, non eravamo i più veloci ma siamo stati i più intelligenti a capire i limiti della pista e delle gomme».

Parla per sé, ovviamente, visto che di Lorenzo si può dire tutto l'opposto. Jorge ancora una volta è partito come un ossesso e come al Mugello è durato poco: ha incassato un sorpasso spaziale di Marquez al sesto giro e in un lampo si è ritrovato ottavo. Poi nel finale si è ripreso e anche grazie alla caduta di un Petrucci generosissimo ma impreciso (già in partenza aveva rischiato di stendere Marquez) ha portato a casa un quarto posto che è comunque un bel passo avanti.

Sul podio, ai lati di Dovizioso, sono saliti i due spagnoli della Honda HRC. Marquez - che anche ieri è andato per terra due volte ma per fortuna solo quando ha inciampato nell'avviatore durante il warm-up e poi al momento della premiazione - credeva che per vincere gli sarebbe bastato stare davanti al collega Pedrosa. Aveva fatto i conti senza l'oste: «Dovi ha fatto un'altra gara incredibile ed è stato bravissimo - ha detto Marc -, ma il secondo posto è comunque importante per il campionato».

Ha ragione, perché una Yamaha così in crisi quando manca il grip non pare in grado di prendere il largo. Viñales, mai in gara, ha chiuso decimo e staccato. E l'unica soddisfazione di Rossi (ottavo) è stata quella di finirgli davanti. «L'anteriore ha resistito con la media - ha spiegato un Valentino decisamente preoccupato - ma il problema era la gomma dietro. Purtroppo con le regolazioni puoi incidere fino a un certo punto, abbiamo bisogno di provare cose nuove e lo faremo da domani nei test». Quelli che a fine maggio la Yamaha ha scelto di non fare al Montmelò al contrario di Honda e Ducati: leggendo l'ordine d'arrivo, non è stata una buona idea.