Dovi signore della pioggia. E Valentino cade ancora

Il ducatista trionfa domando il Gp di Valencia Rossi finisce a terra mentre era 2°. Ma che rimonta

Se ieri non fosse stato ieri ma un anno fa, oggi Andrea Dovizioso e la Ducati sarebbero campioni del mondo. Marc Marquez a terra nel lago di Valencia, errore e zero punti, Andrea e la Rossa sul gradino alto. Sarebbe stato il risultato magico un anno fa nell'ultimo Gp della stagione. Ieri è stato solo e soprattutto un gran bel risultato. «Abbiamo concluso come avevamo iniziato» ha detto il forlivese, riferendosi al Gp d'apertura, lo scorso marzo in Qatar. Pronti, via e vittoria. Era iniziata così la stagione. È finita alla stessa maniera però in altro modo: con 4 successi, un mondiale già assegnato e la consapevolezza però di avere una moto più guidabile e meno indomabile in curva «ma dobbiamo lavorare ancora, sono dettagli, e da essi ripartiremo nei test di questa settimana» ha aggiunto il Dovi.

Un Gran premio in due manche per troppa pioggia, quello valenciano. Con il ducatista davanti alla fine della prima, quando al 14° giro, poco dopo essere andato in testa, aveva alzato la mano per chiedere bandiera rossa e far sospendere la gara. Fin lì erano finiti a terra in tredici, fra questi proprio Marquez. In quel momento, Andrea e il Vale Rossi erano davanti a tutti, così come dopo la ripartenza, dopo aver infilato nuovamente l'ottimo Rins. E qui si può aprire il doppio capitolo Valentino. Perché è proprio in due modi che possiamo affrontare l'ultima gara stagionale del Dottore: come un pasticcio e un grande rimpianto o come un segnale ben augurante e sempre un grande rimpianto. Il campionato del Vale nazionale si è infatti concluso con la seconda caduta di fila e senza vittorie. In Malesia era scivolato mentre si trovava in testa, in Spagna mentre era secondo (ha concluso 13°). Detta così, sembra un disastro, anche perché è un attimo pensare che dopo i due campionati senza successi del biennio Ducati («non ero io...» scherza Vale), è la prima volta che gli succede con la Yamaha. C'è però l'altra chiave di lettura, quella che guarda più ai segnali che alla sostanza dei fatti, quella che ci racconta della splendida rimonta di ieri da sedicesimo a secondo in tredici giri, quella che descrive un pilota di quasi quarant'anni che nel mezzo del diluvio e con i rivali più giovani che finivano a terra (Iannone, Petrucci e persino il suo compagno e poleman Viñales) apre invece il gas e si prende tutti i rischi del motomondo. «Però è una sensazione di emme, un grande dispiacere, ma nelle ultime due gare ho lottato per la vittoria... e questo è sempre positivo» dirà sconsolato.

Se dunque per la Ducati e il Dovi va letto come un buon segnale il gradino alto del podio nel Gran premio conclusivo, foriero di una 2019 potenzialmente competitivo, ugual cosa si deve pensare delle ultime due gare del Dottore. Da applausi Pol Espargaro e il nostro Michele Pirro. Con il terzo posto lo spagnolo ha regalato alla Ktm il primo podio in Motogp mentre il terzo pilota Ducati, quarto al traguardo, ha centrato il miglior risultato della carriera. Più bravo di tutti, però, è stato un ragazzino nella Moto3: Can Oncu. Turco, wild card, prima gara della vita, a 15 anni e 115 giorni ha domato la pioggia al debutto e vinto, diventando il più giovane di sempre (il precedente primato era di Scott Redding, 15 anni e 170 giorni). Di più: ha vinto al debutto da pilota a invito, appunto wild card. L'ultimo a riuscirci fu Ueda, anno 1991. Una vita fa.