Kondo oscura Pogba ma non trova l'Inter

È il duello meno strombazzato e ricercato della notte delle stelle che stanno a guardare, Icardi e Dybala cioè. I due in questione, Pogba e Kondogbia, che fanno pure rima nei canti delle rispettive tifoserie, nemmeno si cercano e duellano raramente forse perché parlano lo stesso idioma linguistico e calcistico. Uno è la spesa più vistosa del mercato sontuoso di Mancini in estate, Kondogbia cioè, graziato dalla squalifica, atteso sul palcoscenico da una settimana con l'altra perché quei 38 milioni lasciati nelle casse del Monaco abbiano un senso economico e una spiegazione tecnica. L'altro è Pogba che con quel magico numerino sulle spalle, il 10, non indovina una sola giocata degna del suo recente passato e della famosa fantastica valutazione da 100 milioni sparata da quel venditore strepitoso che è Mino Raiola. Kondogbia contro Pogba fanno qualche scintilla sotto il diluvio di Torino perché sul piano fisico uno non cede centimetri all'altro, sul piano tecnico si ritagliano, a piacimento, qualche dribbling ben riuscito ma senza lasciare memorabili tracce sul copione di una sfida che viaggia verso sbocchi occasionali, scandita più da qualche errore di mira in attacco (Mandzukic) o sfondone difensivo (D'Ambrosio), che da imprese balistiche memorabili.Eppure il gioiellino di casa Thohir riceve le prime lodi della stagione, dopo mesi di duro e tormentato apprendistato alle abitudini e al tatticismo esasperato del calcio italiano. Forse perché dalla sua parte Khedira non è una grande opposizione, forse anche perché rispetto agli altri due sodali di reparto, Felipe Melo e Medel, gli basta poco per fare un figurone con i palloni giocati, le sponde realizzate, i triangoli chiusi nello stretto. Pogba somiglia a un tappo di champagne che non riesce a venire fuori dal collo di bottiglia e a far esplodere le bollicine. Una volta Paul s'impappina, una volta inciampa nelle gambe di Murillo, una volta porta via la palla proprio a Kondogbia senza riuscire a chiudere il contropiede in maniera dignitosa. E Allegri in panchina alza la voce, s'impenna come una moto imbizzarrita, lancia grida e consigli senza raccogliere granchè. Così per una sera, almeno per una sera, Kondogbia può oscurare Pogba ma senza trovare conforto nella sua Inter che resta ancora al palo.