Dzeko e Mertens le due facce del nove all'attacco della Juve

L'ariete e il genio: sono le vie diverse del gol. Giallorossi e azzurri già sognano in grande

Si potrebbe dire che in serie A si è tornati all'antico, ovvero che comandano di nuovo i veri attaccanti. Magari non tutti indossano la maglia numero nove e questo è l'aspetto più moderno. Chi ce l'ha sulle spalle è un bosniaco che alla Roma ha ritrovato una seconda giovinezza. E che nella passata stagione ha messo tutti in fila nella corsa al trono dei bomber. Edin Dzeko è la principale conferma di una squadra che ha cambiato pelle e modo di giocare: diversi i compagni di reparto (con piccoli mal di pancia dell'attaccante dopo la prima uscita europea nei quali era rimasto a secco di gol e occasioni), identico il suo rendimento a livello realizzativo. Cinque reti in 5 gare il suo bilancio attuale in A, un nobile biglietto da visita per guidare i giallorossi all'assalto delle due corazzate Napoli e Juventus. Che si affidano alle giocate e ai gol di Mertens e Dybala, che il nove sulla maglia non ce l'hanno.

«Io preferisco prendere i tre punti attraverso la forza del collettivo, ma Dzeko ti fa vincere le partite e dunque ha qualità importanti come i trascinatori di bianconeri e azzurri», il senso delle parole di Di Francesco alla vigilia di Roma-Udinese. Gara nella quale il bosniaco non entrerà nella legge del turnover che il tecnico giallorosso ha ormai codificato con 5 cambi a incontro. Troppo preziosa la sua presenza in campo per restare il più vicino possibile a chi sta dominando il campionato.

E per il collega Sarri - ancora in silenzio come in ogni vigilia dell'attuale torneo - è difficile dare fiato a Dries Mertens. Così spazio al belga anche in casa della Spal dove il Napoli ha giocato l'ultima volta 50 anni fa (vincendo 2-1). Da centravanti ha segnato 37 reti in 39 partite, lo specchio di come ha vestito perfettamente i panni del punto di riferimento principale dell'attacco azzurro. L'ultima rete segnata «alla Maradona» resterà nelle teche delle tv e negli occhi dei tifosi napoletani presenti allo stadio Olimpico. «Mi sono venute le palpitazioni con questo gol meraviglioso, stavo bevendo tanti caffè fatti con la miscela di Torre Annunziata... - così da Los Angeles il patron De Laurentiis -. Se farò un regalo a Mertens? Ce lo ha già fatto lui a noi, sarebbe una cafonata dover rispondere». In realtà, il vero dono per il belga è stato il rinnovo da 4 milioni a stagione più bonus.

Alle pendici del Vesuvio si comincia a sognare in grande, anche grazie alle prodezze di un numero 14 che recita ormai a memoria da nove «scafato». «Parlare di scudetto? Ho una teca piena di corni a casa - ha sottolineato De Laurentiis -. Si dice che non bisogna farli vedere perché si scaricano, a me piace farli vedere e caricarli dell'invidia altrui». Dzeko e Mertens, le due facce del centravanti moderno. Agguerriti per far «piangere» Dybala e la Juve e interrompere così un regno diventato infinito.